copyright © riproduzione riservata

Tutte le foto e i filmati pubblicati sono soggetti a copyright © riproduzione riservata
per l'utilizzo chiedere l'autorizzazione preventiva all'amministrazione del blog

Pagine

Visualizzazione post con etichetta BONIFICHE. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta BONIFICHE. Mostra tutti i post

lunedì 24 ottobre 2011

SISAS ORA CHE NON INCOMBE LA MULTA TEMPI BIBBLICI?

IL BANDO PER FINIRE LA BONIFICA VINTO DALLA

 General smontaggi di Novara

Continua l'odissea dei  rifiuti scomparsi dell'ex Sisas di Pioltello


280mila tonnellate di nerofumo, di cui 7.800 altamente inquinanti. Che fine hanno fatto? La Regione 'monitora' e l'Arpa assicura che in Lombardia non c'è pericolo ma i cittadini hanno paura
5683 rifiuti
Sopra gli impianti fotovoltaici attorno a Inzago, un paese nel nord della provincia di Milano, si è depositata una strana polvere nera. Qualche mese fa, intorno a luglio, in città si sentiva un odore fastidioso, poi scomparso. I cittadini, però, non son tranquilli e hanno chiesto a Fabio Pizzul, consigliere regionale Pd al Pirellone, di fare un'interrogazione all'assessore regionale al territorio, Daniele Bellotti, per capire cosa sta succedendo. Bellotti, ha risposto il 18 ottobre, dicendo che la Regione monitora, per quanto può, e che resta all'erta. Niente di più.
Tutto è cominciato quando, nel marzo del 2011, dall'area ex Sisas di Pioltello, 300mila metri quadri di impianti chimici ormai in disuso, arrivano svariate tonnellate di nerofumo, una forma particolare di rifiuto industriale. Dall'area dovevano sparire 280mila tonnellate di scorie in tempi brevissimi, dato che la Corte di giustizia europea aveva minacciato di multare l'azienda per non aver rispettato la direttiva che prevede l'obbligo di bonifica dei siti d'interesse nazionale (Sin). Così, lo svuotamento delle discariche di Pioltello avviene in fretta e furia. Ma il nerofumo sepolto nell'ex area Sisal ha diversi gradi d'inquinamento: si passa dalla "fuliggine" agli scarti solidi con codice 19.13.03.01, considerati materiale pericoloso. E alcune delle pratiche per mettere in sicurezza la scoria non vengono espletate come dovrebbero.

L'azienda che se ne occupa, la Daneco impianti, rassicura, però, che a Inzago si tratta di scorie di tipo 19.13.02, materiali solidi non inquinanti, che deve solo essere triturati e miscelati nel terreno. "Io mi sono preoccupato lo stesso quando ci hanno detto che portavano il nerofumo anche qui", dice Silvano Calvi, assessore all'ambiente di Pozzo d'Adda, un comune che dista poche centinaia di metri dalla discarica. Calvi, infatti, aveva letto i giornali, che raccontavano di un fascicolo d'inchiesta aperto dalla magistratura di Milano su segnalazione di Greenpeace.

Qualcosa non torna ai pm Paola Pirotta e Paolo Filippini. Secondo gli inquirenti sulla scrivania di Luigi Pelaggi, capo della segreteria tecnica del ministero dell'Ambiente, è arrivata una tangente da 700mila euro, mandata dalla Daneco con lo scopo di rendere più veloci le pratiche per la bonifica dell'ex Sisas. Inoltre, i pm di Milano pensano che ci sia stato un declassamento di parte dei rifiuti, in modo che risultassero meno pericolosi: da 19.13.01, scorie speciali pericolose industriali, a 19.12.12, semplici rifiuti urbani. Infatti, il numero di aziende attrezzate per lo smaltimento dei pericolosi in Europa sono poche e molto costose. "In Italia si trovano in tre impianti: parte alla Valle sabbia servizi di Brescia, parte alla Xela di Cortaccia, in provincia di Bolzano e parte residuale all'Ecoenrgy di Noventa di Piave, in provincia di Venezia. Nessuna di queste, però, ci risulta attrezzata per smaltire rifiuti pericolosi", spiega Federica Ferrario, autrice del report Il mistero dei rifiuti scomparsi per Greenpeace. Inzago, quindi, sembrerebbe esclusa da questo giro, ma i cittadini ancora non sono sicuri di cosa ci sia interrato a pochi passi dalle loro case. "Che cosa succede sotto? Ora non sentiamo più odori ma non capiamo se i rifiuti stanno inquinando la falda o i terreni", continua Silvano Calvi.
L'Arpa, l'agenzia regionale per la protezione all'ambiente, assicura che i controlli sono stati fatti il 19 maggio e che non sono state riscontrate irregolarità.

Eppure questa storia convince poco l'ong ambientalista. Molti sono ancora i dubbi lasciati irrisolti dalla Daneco e a cui le istituzioni lombarde non hanno ancora risposto. Per esempio, non si sa ancora dove siani finite25mila tonnelate di materiale pericoloso, con un'altissima concentrazione di mercurio al suo interno. Al contrario, Greenpeace ha le prove che buona parte delle 280mila tonnellate di rifiuti bonificate sono finite alla Befesa, un'azienda spagnola che sta a Nerva, nella regione di Huelva. "Sappiamo per certo che in questo caso non c'è stato alcun trattamento dei rifiuti pericolosi", dice Ferrario. Nulla vieta che questo sia accaduto anche nelle discariche italiane. In luglio e in aprile, inoltre, ci sono stati "degli incendi sospetti proprio nelle aree in cui si trovano stoccate le scorie italiane", precisa Ferrario.

Per altro, la bonifica dell'area ex Sisas non è ancora completa. La Daneco ha provveduto a svuotare la discarica A e B, giusto il minimo indispensabile per evitare la multa della Corte europea. Manca ancora una discarica, la C, oltre al lembo di terra attorno alla zona di scarica, considerato pericoloso. A luglio, l'ultimo bando è stato vinto dalla General smontaggi di Novara, ma i tempi, ora che non pende più la sentenza della Corte europea, rischiano di essere infiniti.
Fonte
il pane e le rose

giovedì 6 ottobre 2011

SISAS IL RAPPORTO DI GREENPEACE


BONIFICHE E RIFIUTI PERICOLOSI 

  un'emergenza senza fine? Oggi Greenpeace presenta il rapporto


Le bonifiche

Una pesante eredità del passato

  30 settembre, 2011
Decenni d’industrializzazione selvaggia hanno aperto numerose ferite sul nostro territorio. Oggi vaste aree - suoli, acque interne, mari - non sono accessibili alla cittadinanza perché pesantemente contaminate. La bonifica di questi siti è al tempo stesso un riconoscimento degli errori del passato e un impegno a tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini: le sostanze tossiche dei siti inquinati si disperdono nell’ambiente, con impatti generalizzati sulla popolazione e sul territorio circostante.

 
In Italia, le aree da bonificare sono moltissime: 57 di esse, le più pericolose, sono state classificate come “Siti d’Interesse Nazionale” (SIN: acronimo perfetto, visto che sin in inglese vuol dire “peccato”). I contaminanti maggiormente presenti all’interno dei SIN sono diossine, idrocarburi policiclici aromatici, metalli pesanti, solventi organo clorurati e policlorobifenili (PCB). Nel totale i SIN coprono il 3% del territorio nazionale: 1.800 chilometri quadrati di aree marine, lagunari e lacustri (il doppio della Laguna di Venezia e del Lago di Garda messi insieme) e 5.500 chilometri quadrati di aree terrestri (più della somma delle province di Milano, Pavia e Lodi). I Comuni inclusi nei SIN sono oltre 300, con circa 9 milioni di abitanti e non c’è regione italiana che non abbia nel suo territorio almeno un sito contaminato.
Ma nel nostro Paese non ci sono solo i SIN: 13.000 siti sono stati identificati come potenzialmente contaminati e 5.000 sono da bonificare. Per queste aree, la bonifica è di competenza regionale.

Gli impatti di queste aree possono essere molto gravi. Una ricercatrice che lavora a un progetto di ricerca dell'Istituto Superiore di Sanità sull’impatto sanitario dei SIN (Progetto Sentieri) ha dichiarato: «Il tasso di mortalità per tutte le cause in 27 SIN per gli uomini e in 24 SIN per le donne è superiore alla media italiana. Mentre il tasso di mortalità causato da tutti i tipi di tumore è superiore alla media regionale in 28 SIN per gli uomini e in 21 SIN per le donne. Nei 44 SIN si sono verificati 10mila decessi per tutte le cause e 4mila per tutti i tumori in eccesso rispetto ai riferimenti regionali. È una prima conferma del fatto che questi 44 SIN realmente rispondevano a un criterio di rischio sanitario esistente».

zoom
D’altra parte, la possibilità di allungare le mani su grandi aree potenzialmente edificabili (molti siti da bonificare si trovano nell’immediata periferia delle grandi città) e la generale gestione emergenziale degli interventi nel nostro Paese suggeriscono spesso “scorciatoie” - pericolose ma remunerative per chi le segue - riguardo allo smaltimento dei rifiuti provenienti dalle bonifiche. Un esempio è la vicenda della discarica ex-Sisas di Pioltello-Rodano, in Lombardia (un sito SIN) dove Greenpeace ha documentato irregolarità nella gestione dei rifiuti tossici esportati in Spagna: la tentazione di “gettare la spazzatura” nella pattumiera altrui è sempre molto forte, perché economicamente conveniente.
Come procedere con le bonifiche? Greenpeace propone cinque passi per uscire dall’emergenza e trasformare le bonifiche in occasione di ricerca e innovazione, creando occupazione e salvaguardando il territorio, le risorse naturali e la salute umana:
  • Fine della gestione commissariale ed emergenziale delle bonifiche.
  • Abolizione dell’art.2 della Legge n.13/2009 (cioè di ogni ipotesi di “condono tombale”).
  • Elaborazione di un Piano Nazionale per le bonifiche dei SIN, che dovrà prevedere: - nuovi investimenti produttivi e nuove infrastrutture con elevati standard di sostenibilità ambientale per abbattere le emissioni inquinanti e prevenire la generazione di rifiuti; - misure e programmi per l’efficienza e il risparmio energetico e la produzione di energia da fonti rinnovabili; - attività di ricerca, sistemi di monitoraggio e controllo della qualità ambientale dei siti e degli effetti sulla salute dei cittadini.
  • Certezza sulle risorse finanziarie assegnate al Piano Nazionale bonifiche, sia da parte del Governo, sia dalle imprese interessate.
  • Allargamento alle rappresentanze dei cittadini, ai sindacati e alle associazioni ambientaliste di ogni sorta di tavolo di confronto sul tema bonifiche.
PER APPROFONDIRE
http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/news/bonifiche-rifiuti-emergenza/

http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/news/Nuove-prove-sul-caso-ex-Sisas/

http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/news/Che-fine-hanno-fatto-i-rifiuti-di-Pioltello-Rodano/

giovedì 29 settembre 2011

SEGRATE - LUCHINI ARTONI PRESENTATA UN INTERROGAZIONE IN PROVINCIA

Sollecitato dai cittadini segratesi e pioltellesi e da noi , il Consigliere Provinciale Biolchini, si fa portavoce delle  preoccupazioni e delle istanze che i cittadini sottopongono ai politici chiamati ad amministrare e rappresentare il loro territorio.
Bisogna dar atto e merito al Consigliere Biolchini, di essere sempre presente sul territorio e sempre pronto ad ascoltarne le problematiche.

Sotto L'interrogazione presentata stamane in merito alla Lucchini- artoni, in fondo il suo comunicato stampa

Interrogazione

INTERROGAZIONE 
Azienda Lucchini-Artoni di Segrate
  
CONSIDERATO CHE

-          l’azienda, sita nel Comune di Segrate che opera nella movimentazione terra, sorge su un’area che parzialmente ha ancora destinazione agricola e si trova ai confini con il PLIS delle cascine di Pioltello;
-          l’azienda è stata oggetto, negli scorsi mesi, di diverse polemiche da parte di gruppi di cittadini preoccupati per la loro salute;
-          dalla stessa azienda vengono emessi fumi neri, rumori fastidiosi e odori sgradevoli;
-          da una recente relazione dell’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) risulta che la ditta ha lavorato materiale fresato proveniente da cantieri di rifacimento di asfalto stradale senza aver fatto la necessaria comunicazione di legge, nonostante due precedenti solleciti da parte della stessa ARPA; ha installato un distributore privato di gasolio che ha usato senza richiedere la necessaria autorizzazione comunale; e che, infine, invece di proteggere la roggia che attraversa l’area, la ditta ha perfino rimosso un cordolo di protezione col risultato che il materiale delle lavorazioni potrebbe essere trascinato nel canale che scorre nelle adiacenze, inquinandone l’acqua;
-          recentemente alcuni cittadini hanno dichiarato di aver visto realizzare una grande buca all’interno dell’area, lungo via Rugacesio, nella quale sono state rovesciate camionate di materiale non identificato sistemato in modo alternato con strati di terriccio;
-          lo scorso 6 Giugno l’azienda ha presentato un progetto di ampliamento che prevede la realizzazione di un hangar alto come un palazzo di sette piani (circa 40 metri!) e lungo un centinaio di metri, posizionato proprio sul confine con il Comune di Pioltello;
-          il 10 Agosto si è svolta una conferenza di servizio (presenti anche il Comune di Pioltello, WWF, ARPA e ASL) sulla richiesta di un’autorizzazione semplificata per l’ampliamento dell’impianto, al fine di evitare il procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale;
-          la richiesta non è stata accolta e una nuova conferenza di servizio è riconvocata per il mese di ottobre;

TUTTO CIÒ PREMESSO

siamo a chiedere al Presidente della Provincia e agli Assessori competenti in materia se l’Amministrazione provinciale,

-          non ritenga, quantomeno, critici: la sostenibilità ambientale dell’intervento richiesto dalla ditta Lucchini-Artoni, l’impatto su territori liberi e di pregio, l’impatto idrogeologico conseguente alla impermeabilizzazione dei suoli, i rischi per la falda acquifera e la tutela della roggia che attraversa l’area;
-          intenda predisporre, tramite la competente Polizia provinciale, delle verifiche e dei controlli;
-          chiederà di partecipare alla imminente Conferenza di servizio, al fine di tutelare, se necessario, la salute dei cittadini.
Milano, 29 settembre 2011

Roberto Biolchini


Comunicato stampa
Lucchini-Artoni, presentata interrogazione in Provincia - Biolchini (Idv): “Serve chiarezza”

“Negli ultimi mesi la Lucchini-Artoni, azienda segratese che si occupa di movimentazione terra, è stata oggetto di numerose polemiche da parte di gruppi di cittadini preoccupati per la loro salute e credo sia arrivato il momento di fare chiarezza e iniziare a dare loro qualche risposta – ha così affermato Roberto Biolchini, capogruppo Idv in Provincia – Oggi, a nome del Gruppo Idv, ho presentato un’interrogazione all’Amministrazione provinciale perché ci aggiorni sulle eventuali notizie che ha in merito e perché vengano predisposti alcuni controlli. La Provincia ha tra le sue competenze proprio quella della tutela ambientale. I cittadini sono spaventati e chiedono di avere informazioni. Come amministratori non possiamo ignorare le tante domande sollevate. Inoltre, la Lucchini-Artoni alcuni mesi fa ha presentato un progetto per la realizzazione di un hangar alto 40 m e in merito il 10 agosto si è svolta una conferenza di servizio (presenti anche il Comune di Pioltello, WWF, ARPA e ASL) sulla richiesta di un’autorizzazione semplificata per l’ampliamento dell’impianto, al fine di evitare il procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale. Richiesta che è stata rifiutata. A breve dovrebbe essere convocata un’altra conferenza di servizio alla quale chiediamo che la Provincia partecipi in maniera attiva a difesa della salute dei cittadini. Infine, con la nostra interrogazione chiediamo l’intervento della Polizia provinciale affinché svolga l’attività di controllo alla quale è proposta. Se ci sono stati degli illeciti da parte dell’azienda è giusto che vengano adottate delle misure di sanzione, in caso contrario i cittadini potranno tirare un sospiro di sollievo”.  

Milano, 29 settembre 2011

martedì 13 settembre 2011

LA PROCURA DI MONZA MENO IMPORTANTE DI QUANTO LO FOSSIMO NOI

MOLINA
IN PROCURA A MONZA MANDA UN MEMORIALE 
DA NOI C'ERA SEMPRE E DI PERSONA

Come Ricordevamo nel Precedente post ( SEMPRE PRESENTE ) il signor  Molina e il signor Crugnola, non perdevano neanche un incontro relativo al centro commerciale, anche se questo significava spesso fare notte fonda.
Ora Scopriamo che ai procuratori di Monza il Signor Molina non  ha nulla da dire se non che è estraneo ai fatti e gli invia un memoriale.
Certo i Procuratori sono forse dei signor nessuno o forse meno importanti di quanto lo fossimo noi, a noi non negava mai la sua presenza e di cose da dire e spiegazioni per noi ne aveva tante, noi non eravamo estranei.
E POI DICONO CHE I CITTADINI NON CONTANO......ALMENO QUANDO BISOGNA CONVINCERLI A "STAR ZITTI" CHE E' BUONA COSA

Dal .. IL GIORNO   
Molina non va dai pm In una memoria la difesa "Estraneo ai fatti"

E Di Leva resta in carcere

L'ingegnere Molina non si è presentato dal pm Mapelli e ha affidato ai suoi legali una memoria. Accertamenti in vista per il gruppo Percassi
L'Idroscalo Center
Sesto San Giovanni, 13 settembre 2011 - Nessun contatto, né con l'architetto Renato Sarno, né con il gola profonda dell'inchiesta ex Fack Piero Di Caterina, nemmeno con Filippo Penati o Giordano Vimercati; mai un finanziamento al Pd. Niente di niente: Michele Molina, l'ingegnere che ha ricevuto un incarico dal gruppo Percassi per il progetto dell'Idroscalo Center, spiega di essere "estraneo" alla vicende contestate e lo fa per mezzo dell'avvocato Marco Maria Negri, che insieme alla collega Anna Galimberti lo difende dell'accusa di Monza di corruzione nell'ambito di un filone dell'indagine che riguarda un giro di presunte tangenti relativo alle aree ex Falck e Marelli e nella quale tra gli indagati figura l'ex sindaco di Sesto San Giovanni, Filippo Penati.
Molina, a differenza di quanto era in programma, non si e' presentato dal pm Walter Mapelli. Al suo posto sono arrivati invece i suoi legali che hanno consegnato una memoria nella quale ''e' stata chiarita l'estraneita' del professionista alle vicende contestate''. Vicende su cui gli inquirenti e gli investigatori vogliono vederci chiaro: da quanto si e' saputo infatti, intendono fare alcuni accertamenti sul gruppo Percassi che risulta tra i benefattori dell'Associazione Fare Metropoli di Filippo Penati alla quale in due anni, secondo le carte raccolte dalla Guardia di Finanza, ha versato tramite bonifico, 45 mila euro  L'avvocato Negri riguardo al suo assistito ha anche aggiunto: ''siamo a disposizione per un interrogatorio che verra' concordato in futuro''.
Riguardo a Molina il difensore ha inoltre precisato: ''Confidiamo che la sua posizione venga archiviata perche' questa vicenda sta creando al mio assistito, un professionista che lavora per i grandi gruppi della distribuzione e che nel 2000 ha avuto l'incarico dal gruppo Percassi, un danno alla sua societa' e alla sua immagine''.
A tirare in ballo Molina  era stato Di Caterina, che tempo fa ai pm aveva detto di aver saputo dallo stesso Sarno (anche lui indagato nell'inchiesta) di rapporti economici ''opachi e anomali'' nonche' di passaggi di soldi tra
l'architetto vicino a Penati e lo stesso Molina negli anni 2007 e 2008 in riferimento all'area ex dogana di Segrate sulla quale avrebbe dovuto sorgere l'Idroscalo Center.
Dichiarazioni comunque su cui la Procura vuole vederci chiaro: Molina lavora per il gruppo Percassi il quale, tramite la Stilo Retail Spa, e' tra i finanziatori dell'Associazione Fare Metropoli. Inoltre nei prossimi giorni, inquirenti e investigatori hanno intenzione di interrogare di nuovo, tra gli altri, l'ex assessore del Comune
di Sesto, Pasqualino Di Leva, che oggi si e' visto rigettare dal Tribunale del riesame di Milano l'istanza di arresti
domiciliari.

venerdì 5 agosto 2011

TERRITORIO E SOCIETA: IL CASO PENATI. SESTO , SEGRATE E PIOLTELLO COSA...

TERRITORIO E SOCIETA: IL CASO PENATI,SESTO SEGRATE E PIOLTELLO COSA LI ACCOMUNA?:
Leggendo i nomi ricorrenti, riportati  sulla cronaca giudiziaria nel caso Sesto San Giovanni Falk, ci rendiamo conto che sono gli stessi che abbiamo "incontrato"  di sovente in faccende e affari, che riguardano la nostra zona e che molti dubbi ci  sollevarono nel loro incedere............................................................
 .................."Publichiamo un un intervento dell'ex Sindaco di Pioltello pubblicato in prima pagina del corriere Milano di oggi, Leggendo i nomi ricorrent..."

lunedì 7 marzo 2011

Nel rio Tinto i rifiuti industriali della Sisas di Pioltello

TROVIAMO IN RETE E PUBLICHIAMO  QUESTO ""SCONVOLGENTE"" ARTICOLO
Nel rio Tinto i rifiuti industriali di Pioltello
Chi si aspetta una terra di Andalusia secca ed inospitale dalle parti di Nerva rimarrà sorpreso. La terra al nord di Siviglia è bagnata dal Rio Tinto, che nella vallata di Nerva sembra voler inglobare tutto. È un luogo dimenticato, fuori dai normali itinerari turistici, interrotto dai resti delle miniere, con i colori grigi del ferro che costellano il paesaggio.
E il nero dei fumi di Pioltello, intriso di mercurio e idrocarburi, che oggi cola verso il fiume dal deposito di rifiuti della società Befesa, ultima tappa del tour italiano di un pericoloso carico di scorie industriali. Come negli anni '80 e '90 - quando dai porti di Marina di Carrara e di La Spezia partivano le navi dei veleni dirette in Africa - dai docks nostrani continuano a salpare in queste ore i cargo carichi di rifiuti pericolosi, sotto la diretta egida del ministero dell'Ambiente. Una storia già anticipata dal manifesto lo scorso 18 febbraio e che oggi si arricchisce di nuovi e gravi dettagli.

«Quello che avviene è semplicemente un deposito, senza nessun trattamento, e in più la gestione è nulla o pessima - racconta al telefono Juan Romero, di Ecologistas en Accion dell'Andalusia - Questa discarica di Nerva ha un'alta quantità di acqua e stanno mescolando direttamente i rifiuti pericolosi che arrivano dall'Italia con i liquidi che ristagnano». Il risultato è devastante: «Si crea una reazione chimica e l'acqua che filtra insieme alla pioggia finisce nel Rio Tinto.

Una fine paradossale, visto che questo fiume è stato dichiarato dalla stessa Unione europea come luogo di interesse comunitario». Quella stessa commissione che ha imposto all'Italia di bonificare il sito industriale dell'ex Sisas da dove vengono i rifiuti finiti in fondo al Rio Tinto, in piena Andalusia. E sarà forse un caso, ma l'ispezione che doveva avvenire la scorsa settimana a Pioltello da parte della Direzione Ambiente della Commissione Europea è saltata, senza un apparente motivo. I commissari dovevano verificare che la bonifica fosse stata realizzata secondo i criteri di legge, ma nessuno si è presentato. Il viaggio dei veleni può dunque continuare indisturbato.
Per capire la gravità di quanto sta accadendo occorre partire dalla periferia industriale di Milano, dove sorgeva l'area della Sisas, polo chimico dismesso, destinato oggi ad ospitare metri cubi di cemento. Le terre qui erano intrise di veleni. Da anni si parlava della bonifica, fino a quando - pena pesanti sanzioni comunitarie - il commissario straordinario Luigi Pelaggi, braccio destro del ministro Prestigiacomo, ha affidato l'intervento alla Daneco dei fratelli Colucci, grandi finanziatori del Pdl fin dai primi anni 2000.

La destinazione della discarica di Nerva era già prevista, nero su bianco, nella relazione tecnica del luglio dello scorso anno, firmata dallo studio di Claudio Tedesi. Un nome noto alle cronache giudiziarie lombarde, dopo che la Procura di Milano lo ha indagato lo scorso anno per la bonifica di Santa Giulia, affidata al gruppo Green Holding di Giuseppe Grossi, arrestato nel 2009. Ero lo stesso Grossi ad avere in carico la bonifica dell'ex Sisas, progetto che abbandonò nel corso del 2010. Un incrocio tra interessi, tecnici e gruppi lombardi che da anni gestiscono bonifiche e rifiuti industriali, sfiorando il sistema milanese dei poteri forti, come quello di Comunione e Liberazione, area di riferimento per Claudio Tedesi.

Cosa sta uscendo dalla bonifica dell'area Sisas di Pioltello? Secondo alcune analisi che il manifesto ha potuto consultare si tratta di rifiuti pericolosi che, secondo la normativa europea, non possono finire in discarica senza passare per un trattamento specifico. La conferma della presenza di scorie pericolose (classificate secondo il codice europeo 191301) è contenuta all'interno della stessa relazione firmata dallo studio di consulenza di Claudio Tedesi.
Le analisi di laboratorio realizzate anche successivamente mostrano un superamento dei limiti di legge per almeno tre elementi pericolosi: il mercurio, il carbonio organico totale (Toc) e alcuni idrocarburi aromatici. Le direttive comunitarie - adottate sia dall'Italia che dalla Spagna - sono chiare in questo senso: questo tipo di rifiuto, ritenuto pericoloso, deve essere trattato e non gettato nelle discariche, come sta avvenendo in queste ore a Nerva, secondo quanto riferisce l'associazione Ecologistas en Accion. Una denuncia supportata da un'ampia documentazione fotografica, realizzata nei giorni scorsi mentre i rifiuti lombardi entravano nell'invaso di Nerva.
La destinazione finale delle scorie pericolose di Pioltello è la peggior soluzione. Da anni gli ambientalisti spagnoli si battono per chiusura e messa in sicurezza del sito, che sta contaminando il Rio Tinto. Dalle fotografie realizzate appare evidente la mancanza delle strutture minime che dovrebbero garantire il corretto trattamento delle scorie pericolose di Pioltello: manca, ad esempio, la gestione dei biogas nella zona dove sono svuotati i big bags, oltre alle attrezzature necessarie per il trattamento dei rifiuti pericolosi.

La partenza delle navi con le terre contaminate di Pioltello non si ferma, dunque. La denuncia fatta da Izquierda Unida in Spagna - che nei giorni scorsi ha presentato una petizione al Parlamento europeo - non ha per ora attivato le autorità spagnole o italiane.
Se, come denunciano le associazioni ambientaliste spagnole, i residui della bonifica di Pioltello non potevano finire nella discarica nel cuore dell'Andalusia, si tratterebbe di una gigantesca operazione illegale, con l'aggravante di vedere coinvolto direttamente il ministero dell'Ambiente e la Regione Lombardia.

Una situazione che ricorda quello che per anni è avvenuto in luoghi come Pitelli, la collina dei veleni sul golfo di La Spezia, il cui processo di primo grado terminerà il 10 marzo prossimo, dopo dieci anni di udienze. Una impunità che è la madre di tutti i traffici di rifiuti, che ancora oggi solcano il Mar mediterraneo.

Andrea Palladino
Articolo del ilmanifesto

sabato 26 febbraio 2011

Ex SISAS, la mozione: subito un nuovo accordo per la bonifica

Da parecchi anni l’area ex SISAS, situata tra Pioltello e Rodano e riconosciuta come sito di interesse nazionale, attende di essere bonificata dalle discariche abusive e dalla presenza di inquinanti pericolosi nei terreni ove la fabbrica fallita era a suo tempo insediata. Parliamo di 300.000 metri quadrati di superficie dove trovavano collocazione depositi di rifiuti industriali per circa 290.000 tonnellate (di cui 50.000 classificate come rifiuti pericolosi). Sono note a tutti le vicende che hanno portato all’attuale situazione: dalla firma dell’Accordo di Programma del 2007 alla mancata esecuzione delle opere di bonifica da parte dell’operatore, fino all’assegnazione dei lavori alla Società Daneco per evitare la sanzione comminata all’Italia da parte dell’Unione Europea. Per arrivare ad una soluzione definitiva che aiuti anche i Comuni, che in questi anni hanno dovuto gestire le criticità dovute ai ritardi della bonifica, Carlo Borghetti, insieme agli altri consiglieri del PD Fabio Pizzul, Arianna Cavicchioli, Franco Mirabelli, Sara Valmaggi e Francesco Prina, ha presentato una mozione urgente per impegnare la Giunta regionale ad intraprendere alcune azioni che vadano in questa direzione. “Abbiamo ritenuto – dichiara Borghetti – che la rilevanza del caso della ex Sisas meriti al più presto un passaggio in Consiglio regionale nell’interesse non solo delle comunità locali ma dell’intero territorio lombardo. Chiediamo che la Giunta si impegni affinché i Comuni di Pioltello e Rodano possano diventare proprietari delle aree e concludano così le operazioni di bonifica dei terreni contaminati. Domandiamo l’annullamento dell’Accordo di Programma del 2007 e la promozione di un nuovo accordo che coinvolga tutti i soggetti pubblici. Infine, impegniamo la Giunta a confermare gli impegni assunti da Regione Lombardia e Provincia di Milano per la riqualificazione del territorio, anche al fine di rendere disponibili ed elargibili in tempi rapidi le compensazioni economiche a favore dei Comuni di Rodano e Pioltello. Auspichiamo pertanto una forte assunzione di responsabilità di tutte le forze presenti in Consiglio nell’auspicio di poter compiere un altro passo che ci porti al più presto alla riqualificazione completa dell’area”.

Di Carlo Borghetti

mercoledì 8 dicembre 2010

L'EX SISAS DEI VELENI SARA' RIPULITA ENTRO GENNAIO

Il polo chimico, sarà completamente bonificato entro il 30 gennaio. "Con due mesi di anticipo sulla tabella di marcia"




 Pioltello, 7 dicembre 2010 - Entro gennaio il polo chimico verrà svuotato dai veleni, parola di sindaco. Ad annunciarlo è il primo cittadino Antonio Concas, che si dice ottimista sull’avanzamento dei lavori di bonifica affidati alla Daneco. «Entro il 30 gennaio, con due mesi di anticipo rispetto alla tabella di marcia, il terreno dell’ex Sisas verrà sgomberato dal nerofumo - spiega Concas - è il dato che è emerso durante l’incontro che si è svolto in Regione con il commissario straordinario.
Certo, in questi giorni ci sono state delle difficoltà metereologiche. La neve e la pioggia hanno rallentato il ritmo di estrazione dei rifiuti, ma il ritardo accumulato non è preoccupante perché si tratta solo di mille tonnellate su un totale, ancora da estrarre, di 240mila tonnellate». La regola numero uno è fare in fretta, perché sulla testa dell’Italia pende una multa da 490 milioni di euro emessa dalla Corte di giustizia europea. Inizialmente, la scandenza entro la quale eseguire i lavori senza incappare nella maxi sanzione era il 31 dicembre di quest’anno, poi il commissario aveva chiesto di prorograre i termini al 31 marzo. Forse, si può fare anche a gennaio.
«Ogni giorno escono dai cancelli della Sisas 80 camion di rifiuti diretti in discarica - continua il sindaco - ma presto la Daneco riuscirà ad avviare il terzo turno di lavoro, facendo salire il numero dei carichi a 180». Dopo un decennio di attese e rinvii, la situazione è stata sbloccata prima dell’estate con un decreto di emergenza e la nomina di un commissario straordinario da parte del premier Berlusconi, che ha messo a disposizione 50 milioni di euro per rilanciare la bonifica del sito industriale più contaminato d’Italia.
«Stiamo iniziando a ragionare sullo smantellamento degli impianti industriali - prosegue Concas - per completare la bonifica dell’area. L’accordo di programma siglato con Grossi è decaduto. Bisogna elaborare un nuovo accordo: per noi quell’area deve rimanere industriale, ma tutto il resto è ancora da definire». Un’area con un’estensione di 300mila metri quadrati e tra le più appetibili della Martesana, visto che si trova a ridosso della Rivoltana. Il vecchio accordo di programma prevedeva la realizzazione di un centro commerciale sulla parte di terreno che sorge a Rodano, mentre la zona pioltellese era soggetta ad una riconversione industriale.
Articolo di Patrizia Tossi sul Giorno