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lunedì 7 novembre 2011

ESSELUNGA,, GLI SCHIAVI DEL TERZIO MILLENNIO

COMUNICATO DA TERRITORIO E SOCIETA PIOLTELLO




ESSELUNGA, SCHIAVI DEL TERZIO MILLENNIO

PER LA COPERATIVA SOLO SCHIAVI DEL TERZIO MILLENNIO

 Ormai la protesta per il rispetto della legalità, della dignità umana, del diritto sacrosanto ad essere trattati come lavoratori e non schiavi, della legalità nelle retribuzioni e per l'abolizione di un caporalato sommerso ma di fatto esistente, ha prevaricato i confini della nostra città.

 Comprendiamo il perchè, l'Amministrazione Comunale, abbia evitato accuratamente di interessarsi, prendere posizione o intervenire, dato che ESSELUNGA sta a Pioltello come nei Simpson la centrale nucleare  a SPINGFIELD.

 Sconcertante rimane, che nonostante siano passate molte settimane, nessun partito si sia sentito in dovere di esprimere la propria solidarietà ai lavoratori, di  verificare ed informarsi su quanto stà avvenendo e sul perchè.

Riusciamo ad immagginare il perchè la Lega Nord non si sia interessata, vista la nazionalità della maggioranza dei lavoratori e la deriva "razzista", che spesso la lega  ha dimostrato in certi suoi interventi.

Riusciamo anche a capire perchè, partiti come il PDL, FLI e UDC, abbiano accuratamente evitato di esprimersi e prendere posizione, dato che da sempre sostengono una certa deregolamentazione e liberalizzazione del mercato del lavoro, paladini della precarizzazione, della libertà senza regole di licenziare.

Riusciamo meno a comprendere e giustificare l'assenza dei Sindacati Confederali, del PD, IDV, PSI, che di queste tematiche hanno fatto la loro storia e la loro fortuna, che dei diritti dei lavoratori,  del rispetto della legalità, erano da sempre paladini attenti.

Non chiediamo loro, di schierarsi da subito e apertamente come noi  in favore dei lavoratori, ma come è possibile che non si sentano in dovere almeno di informarsi,  di parlare con queste persone, di verificare se le loro rimostraze e gravi  denuncie siano fondate o meno.

Qui, è vale per tutti i partiti, non si sta parlando solo di diritti e statuto dei lavoratori, qui è in gioco il rispetto della dignita umana, della democrazia, della legalità, tutti principi fondamentali della democrazia e di uno stato democratico, di cui voi dovreste essere i rappresentanti e difensori.

TERRITORIO E SOCIETA' PIOLTELLO




Dal Giorno
Turni pesanti, pause brevi. E la dignità?"

180 dipendenti in presidio permanente


Presidio dei lavoratori la protesta dei lavoratori delle cooperative di facchinaggio
 
 Torte e caffé per addolcire l’attesa, sotto la pioggia. Prosegue, nello spazio allestito con tende e fornelletti da campo, la protesta dei lavoratori delle cooperative che operano per Esselunga. Il maltempo non ha fermato l’ennesimo picchetto davanti ai magazzini di Limito, dove nel pomeriggio di ieri sono tornati a radunarsi i lavoratori, sostenuti dal Si. Cobas e dagli attivisti del centro sociale Vittoria.

Qualche momento di tensione si è registrato alle 16 quando gli scioperanti hanno bloccato un furgoncino carico di operai diretti allo stabilimento. «Qui i crumiri non passano», hanno intonato i manifestanti che hanno costretto i colleghi a bordo del mezzo a battere in ritirata. Una guerra tra poveri che è iniziata un mese fa e sembra destinata a proseguire. Attorno al presidio permanente gravitano 180 dei 600 operai in servizio nei magazzini di Limito. I manifestanti appartengono alle cooperative del consorzio Safra che forniscono servizi di facchinaggio alla Esselunga. Gli addetti al carico e scarico sono al 90 per cento stranieri, africani e sudamericani per lo più. Al centro della protesta che è scattata nelle ultime settimane c’è la gestione del lavoro: gli operai lamentano turni pesanti, pause troppe brevi e atteggiamenti rigidi da parte dei capi.

«Se sei un carrellista, devi garantire il ricambio di 18 bancali all’ora - dice Moussa Bamba, ivoriano, 42 anni -. Significa lavorare a cottimo, senza potersi concedere un attimo di respiro. È sfiancante».I turni  sono di sei ore e mezza, distribuiti su sei giorni alla settimana. «Chi è a cavallo di due turni ha diritto alla pausa pranzo, ma ha solo 15 minuti per mangiare un panino e andare in bagno», prosegue Moussa. «Nello stabilimento c’è un clima rigido – aggiunge Luis Seclén, peruviano, 55 anni -. In queste condizioni è difficile lavorare con serenità». «Ad aprile sono stato licenziato e non so ancora il perché – ricorda Ezekiel Woryonwon -. Dall’oggi al domani mi sono ritrovato disoccupato, con una moglie incinta di sette mesi».
Rirmi di lavoro duro e maggiore attenzione alle esigenze dei lavoratori: sono queste le richieste dei manifestanti. «Gli operai vogliono condizioni più dignitose, oltre al riconoscimento dell’indennità sostitutiva della mensa», conferma Aldo Milani, coordinatore nazionale del S.i.Cobas, che anche ieri era in prima linea tra gli scioperanti.
Una mobilitazione analoga a quella di Pioltello è scattata l’anno scorso a Cerro al Lambro. A manifestare i lavoratori delle cooperative al servizio della logistica Gls. Anche in quel caso, la protesta era sostenuta dal S.i. Cobas.«Quello delle cooperative – conclude Milani - è un cono d’ombra nel mondo del lavoro. Un contesto dove il nostro sindacato è in prima  linea, mentre le sigle maggiori sembrano sparite».
di Alessandra Zanardi

mercoledì 17 agosto 2011

A SEGRATE.......RINASCE IL MOSTRO

SEGRATE SI ACCENDE D'IMMENSO 
  E SI SPEGNE SERVA DI MILANO


Nato sponsorizzato e sopratutto imposto come centro polifunzionale, lo ritroviamo rinato sul PGT di segrate contrassegnato come centro commerciale.
Ora come un mostro dormiente, rimane sopito in attesa che tutto ciò che serve gli sia riveritamente, portato attorno.
Ed eccolo il Mostro, rinato per la terza volta sotto mentite spoglie, sempre più luccicante, attraente e ammagliante.
La promessa è sempre quella, migliaia di voli a basso costo con relativo assordante rumore al seguito, milioni di visitatori  accompagnati da un  tubo di scappamento fumante e una sirena da 85 milioni di euro  per fare la viabilità speciale.
Sempre la stessa  sirena, che gia ammaliò le Amministrazioni di Formigoni e Penati e Alessandrini, che li convinse a percorrere tutta la strada, anche quella contro la forte opposizione popolare o quella tragicamente antidemocratica del 19 marzo.
84 Milioni per una importante strada, che però gia adesso ne costa 150, Chi metterà la differenza?
Secondo l'accordo di programma la differenza dovrebbero metterla in parti variabili, Regione Provincia e Comune di Segrate.
Il problema sorge quando già mesi fa, la Regione cominciò a mettere in dubbio la sua disponibilità a contribuire e e la Provincia certo non si mostrò entusiasta.
Il problema risulta ancor più preoccupante dopo l'ultima finanziaria lacrime e sangue, i tagli ingentissimi ai trasferimenti agli enti locali, sopratutto verso le Regioni e le Provincie,  lasciano ancora più incerta la loro partecipazione alla spesa.

Tutta la Martesana rischierà di trovarsi intasata dall'ingente traffico di camion e automobili. dirette al Mostro a cui andranno aggiunte i 70 mila mezzi, veicolati sul nostro territorio grazie alla BreBeMi.
Segrate in particolare, si ritroverà con il cerino acceso in mano e dovrà necessariamente farne fronte e porre rimedio, nell'unico modo conseguente che conoscono, svendere anche l'ultimo lembo di terra della nostra città e dalla nostra memoria, ucciderci per sempre il diritto ad ascoltare il silenzio.
Tutto per offrirci e imporci un luminoso e scintillante futuro, fatto di aeri, rumore, fumi, traffico
Trasformano la Martesana nella più splendida lampadina luccicante, utile a dar luce a MILANO

REPUBBLICA: A Segrate nasce il Westfield Milan centro commerciale da un miliardo

mercoledì 30 marzo 2011

DA LINATE ALL'EXPO SI....MENTRE TREGAREZZO DEVE MORIRE


La Moratti sta approvando in anticipo il tunnel automobilistico che collegherà Linate all’Expo.

11,5 Km di lunghezza, 2,5 mld di investimento,

UNA SOLA DOMANDA.......MA ALLUNGARLO DI 550 METRI E FARLO FINIRE DOPO TREGAREZZO PERCHE' NON SI PUO'?
PERCHE' I CITTADINI DI SEGRATE E DI TREGAREZZO NON CONTANO NULLA?
BESTIE DA  LASCIAR MORIRE E A CUI RUBARGLI LA VITA

domenica 13 febbraio 2011

QUANDO LA DIOCESI E' PIU' AVANTI E LUGIMIRANTE DEI POLITICI

In città servono case popolari, non nuovi alloggi a prezzi impossibili 
  I dati di una ricerca del Politecnico 

 Politecnico: in città case popolari,
non nuovi alloggi a prezzi impossibili
I dati di una ricerca presentati in un convegno Cisl e Sicet:
l’81% dei vani previsti dal Pgt è a edilizia libera, mentre da qui
al 2018 ne servirebbero quasi 233 mila a canone sociale


Il Pgt mobilita risorse e offerta abitativa per una domanda inesistente. I dati dicono che a Milano servono case popolari a canone sociale e non nuovi alloggi a prezzi impossibili, che resteranno sfitti o invenduti. Anche i 30 mila alloggi di housing sociale, sempre che vengano realizzati, resteranno per la maggior parte senza collocazione, perché i prezzi confliggeranno comunque con le reali capacità reddituali delle famiglie. È quanto hanno sostenuto Cisl e Sicet di Milano durante il convegno “Nessuna persona senza casa, nessuna casa senza persone”, tenutosi mercoledì presso lo Spazio Oberdan. Nel corso dell’iniziativa è stata presentata una ricerca realizzata dal Dipartimento di architettura e pianificazione del Politecnico (a cura del professor Antonello Boatti) sul fabbisogno abitativo consolidato a oggi e, in prospettiva fino al 2018, nel capoluogo e nella provincia milanese.
I risultati hanno evidenziato una forte contraddizione, mantenuta e rafforzata nelle previsioni del Pgt di Milano, tra la tipologia dell’offerta abitativa esistente e prevista per il futuro, rispetto alla reale tipologia della domanda. Sull’offerta abitativa complessiva di circa 508.194 vani mobilitata dal Pgt (una città grande come Bologna dentro le mura di Milano), 412.792 (81%) sono di edilizia libera, 67.064 (13%) di edilizia convenzionata e solo 28.338 (5%) di edilizia sociale, peraltro non necessariamente a canone sociale. Esattamente il contrario di ciò che servirebbe, visto che la proiezione al 2018 mostra un fabbisogno di 232.912 vani di edilizia sociale, 93.136 di edilizia convenzionata e 14.764 di edilizia libera, già attualmente fortemente sovradimensionata.
I commenti
«Il modello proposto dal Pgt è sbagliato e nel breve periodo assisteremo a forme di esclusione abitativa ancora più ampie e gravi di quelle che già oggi conosciamo - ha osservato Maria Grazia Bove, segretaria della Cisl -. Avremmo voluto discutere i dati della ricerca in una situazione meno compromessa dal punto di vista delle scelte urbanistiche. Noi siamo tra quelle associazioni che hanno presentato osservazioni pertinenti e fondate al Pgt e ci sarebbe piaciuto se avessero trovato il giusto spazio di discussione istituzionale. Si è scelto, invece, un percorso diverso, francamente discutibile, sia sotto il profilo normativo, sia da un punto di vista politico, che richiederà anche da parte nostra un’attenta valutazione sulla sua legittimità».
I numeri parlano di migliaia di famiglie in lista di attesa di una casa popolare che, probabilmente, non avranno mai, o che vivono l’incubo dello sfratto. «Con quale offerta abitativa si risponderà alle oltre 20 mila domande presenti nella graduatoria di Bando per le case popolari, di cui metà con un reddito ISEE/erp inferiore a 7 mila euro e l’altra metà tra 7 mila e 14 mila euro?- si è chiesto il segretario generale del Sicet, Leo Spinelli -. E agli oltre 10 mila sfratti in esecuzione in città, la maggior parte per morosità? Si tratta di famiglie, persone fatte di carne e di ossa, alle quali si deve offrire un alloggio reale, non virtuale, e dignitoso. Questa è la domanda sulla quale si deve organizzare prioritariamente una politica di offerta adeguata nella quantità e nella qualità. E non è l’offerta che il Pgt prevede di conseguire. Servono una politica e un progetto di welfare locale che assumano come discriminante le capacità reddituali reali e le condizioni sociali delle famiglie».
Cisl e Sicet hanno presentato 51 osservazioni sul Pgt, chiedendo una puntuale e corretta programmazione urbanistica che costituisca un’adeguata dotazione di aree da destinare alla realizzazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica; preveda un’appropriata offerta abitativa pubblica in locazione a prezzi contenuti con particolare priorità per gli alloggi a canone sociale che comunque non devono essere inferiori al 40% degli alloggi da realizzare; garantisca la tutela dei quartieri storici di edilizia popolare. 

giovedì 3 febbraio 2011

COSI' CEMENTIFICANO MILANO E ALLO STESSO MODO SEGRATE

 
LA PAROLA D'ORDINE E' COSTRUIRE; COSTRUIRE A MILANO COME A SEGRATE CON LA SCUSA E IN PREVISIONE DELL'EXPO E COME MEZZO IL PGT
MA QUANDO TUTTO SARA' FINITO COSA RESTERA' DEL TERRITORIO DI SEGRATE? IL DESERTO!!

Per Milano   e per il suo ambiente è un momento assolutamente decisivo. Non dobbiamo lasciare sola Milano in questi giorni perché altrimenti rischia di subire un danno definitivo. In Consiglio Comunale entro il 14 febbraio prossimo, dovrebbe essere approvato quello che possiamo chiamare il "Piano di San Valentino", anche se è un piano che dimostra tutto tranne che amore nei confronti di Milano.
Letizia Moratti vuole far approvare in tempi rapidissimi - termine tassativo, il 14 febbraio - il Piano generale del territorio, il famigerato Pgt. Deve farlo approvare entro il 14 altrimenti decade.
La Giunta Moratti in questi 5 anni in cui ha governato Milano, purtroppo, di risultati ne ha portati a casa pochissimi. Purtroppo per tutti perché se avesse governato bene avrebbe giovato anche a chi non l'ha votata. Ha portato a casa un Expo molto contestato in cui è stato denunciato più volte il rischio enorme dell'infiltrazione della criminalità organizzata, nonostante il Prefetto di Milano, amico di Berlusconi che riceveva le ragazze indicate da Berlusconi in Prefettura, dica che la criminalità organizzata a Milano non esiste. La Giunta Moratti ha incassato questo Expo molto contestato e poco altro, se pensiamo che negli ultimi 20 giorni, Milano praticamente ha tutti i giorni sforato i limiti di inquinamento previsti dall'Unione Europea. Un disastro!
Milano è una città che vive un paradosso incredibile: è la città più ricca d'Italia, è una città dove i ricchi che ci abitano, ma anche i poveri ovviamente, sono costretti a respirare polveri sottili, i bambini e gli anziani vivono male e la media della vita è inferiore di 3 anni rispetto al resto degli italiani perché i milanesi respirano pm10.
E adesso? Altro colpo di grazia finale, il Piano di governo del territorio, quest'ultimo dovrebbe riportare addirittura a costruire 35 milioni di 9 metri cubi di case, l'equivalente di 340 pirelloni, il grattacielo simbolo della Milano degli anni 50/60. Di tutto c'è bisogno a Milano, di verde, di ambiente, di piste ciclabili, ma non di cemento. Invece saranno realizzate case che potrebbero ospitare 400 mila nuovi abitanti, quando Milano invece da qui al 2030 crescerà soltanto di 60 mila abitanti (lo dice lo stesso comune). Una follia, dunque. Ma non per tutti!
Senz'altro non è un'operazione utile per gli abitanti, per la gente comune. Mentre invece sarà accolta benissimo dagli imprenditori del mattone.
Ci sono alcune parole chiave che sono utili per cercare di capire questo nuovo piano di governo del territorio. Le parole chiave possono essere alcune come "destinazioni d'uso", che è quella formula che viene utilizzata per fare sì che la pianificazione del territorio sia lasciata agli enti pubblici, che si decida dove si abita, dove si produce, dove andranno gli alberghi, è lo strumento più essenziale perché facendo così il pubblico può decidere e stabilire lo sviluppo ordinato della città, uno sviluppo a vantaggio di tutti. La Moratti le vuole abolire, dicendo che facendo così si ottiene uno sviluppo meno vincolato e uno sviluppo più a vantaggio di chi davvero vuole investire sul territorio. Per molti invece sembra il contrario che facendo così si riuscirà a fare sì che si trasformi la città in una specie di far west urbanistico, in cui tutti potranno di fatto costruire case, perché poi scompariranno le aree produttive che sono bene o male i posti dove la gente trova lavoro. Tutto diventerà case, anche se poi le case restano vuote.
L'altra parola chiave, per capire a vantaggio di chi va questo piano, è "cooperative" infatti le cooperative sono le destinatarie nel nuovo Piano regolatore generale della Moratti. E' previsto che una parte consistente, il 35% delle costruzioni siano destinate al social housing, le case per i meno abbienti. Ma bisogna andare a leggere attentamente quanto è scritto nel documento e si scopre che poi in realtà un buon 20% sarà affidato alle cooperative bianche e rosse, le cooperative quindi che godono dell'appoggio incrociato: quelle bianche l'appoggio di Comunione e Liberazione, e non dimentichiamoci che l'assessorato all'urbanistica di Milano ormai è appannaggio di Comunione e Liberazione da anni, prima c'era Maurizio Lupi (oggi Vicepresidente della Camera, fedelissimo di Berlusconi) oggi c'è Carlo Massaroli. E poi ci sono le cooperative ovviamente rosse che costruiscono e cementificano l'Italia da anni e che qui stanno facendo sostanzialmente quasi un'alleanza. Qui come in altre regioni, come nel Veneto, come in Emilia, come in Liguria.
Poi la grande parolina magica del Pgt è "perequazione", perequazione vuole dire: si prende un'area vincolata, come il Parco sud, si dice che improvvisamente diventa edificabile, persino una zona vincolata, un parco,. Poi si dice: no, bisogna salvarlo, non si può costruire in questa zona, quindi gli indici di edificabilità che i proprietari hanno maturato in questa zona, vengono trasferiti in città, "volano" in città. Usano questa parola gli amministratori "volano" che è molto evocativa, però poi alla fine è molto poco volatile il cemento, e qui si scopre chi sono i grandi beneficiari del piano di governo della città. Sono i grandi imprenditori del mattone, primo tra tutti Salvatore Ligrestri, quest'ultimo - questo è il grande paradosso di Milano - è il più grande proprietario di terreni agricoli a sud di Milano, nel Parco sud. Lui ha sempre comprato questi terreni, non perché si sia convertito al verde, ma perché sperava che arrivasse il giorno in cui avrebbe potuto costruire. Il Pgt è questo giorno che lui aspettava da anni. Tutte le superfici che lui possiede a sud di Milano potranno essere riconvertite: o investirà direttamente costruendo nel parco sud l'ultimo grande polmone verde di Milano, oppure potrà trasferire questi volumi in città. Ma chi è Salvatore Ligresti? E' l'uomo che ha costruito forse più di tutti nella Milano degli ultimi anni. Ma andiamo a vedere i consigli di amministrazione delle società di Ligrestri e troveremo mezza famiglia di Ignazio La Russa che a Roma è abbastanza potente, perché è Ministro della Difesa, ma a Milano è molto più potente.
Nel cda di Fondiaria Sai si trova suo fratello Vincenzo che siede anche nell'Immobiliare Lombarda. Il figlio Geronimo è nel Cda della Premafin al posto che era di suo nonno Antonino. Questo è importantissimo ed è paradossale. La famiglia La Russa è una famiglia potentissima a Milano, è qui si pone questione di opportunità enorme, perché La Russa è un rappresentante di primo piano del partito che poi negli enti locali approva i progetti. Ergo: il partito di La Russa approva progetti che sono proposti dalle società di cui fanno parte i suoi familiari. E una grossa questione di opportunità, anche se ormai non se la pone più nessuno a Milano.
I progetti sono ovunque, qui si vogliono costruire case per 400 mila persone. Andate a vedere Milano in questo periodo, stanno costruendo ovunque, ci sono delle gru alte centinaia di metri ovunque, c'è l'Expo, c'è City Life, costruiscono 3 grattacieli, uno dei quali tra l'altro è un progetto, un grattacielo "usato" perché l'Architetto l'aveva progettato per il Giappone, poi l'ha rifilato a Milano. Tre grattacieli in quella zona che doveva diventare il Central Park di Milano e invece è diventata l'ennesima colata di cemento e non importa se poi nessuno riesce a trovare gente che compra in questa zona.
Poi c'è il mega-insediamento di Santa Giulia, impantanato per le note vicissitudini del gruppo Zunino, c'è Porta Garibaldi, la sede della Regione che dovrà immortalare l'era di Formigoni che non finisce mai perché lui continua a farsi rieleggere nonostante i termini previsti dalla legge, il Pir (un'altra realizzazione di Salvatore Ligrestri) il progetto dell'isola, le Varesine, tutti realizzati da grandissimi architetti che mettono la loro firma, così non si può dire di no, architetti che calano dall'estero, mettono la firma e poi se ne vanno, dimenticandosi che l'architetto ha una grandissima responsabilità anche sociale sui progetti che fa.
Poi la parola d'ordine è "costruire, costruire e costruire" anche se poi, come è successo recentemente, la Procura scopre che si costruisce su aree non bonificate. Ma tanto chi se ne frega, perché poi in queste aree ci andranno a studiare i bambini che andranno in asili costruiti su mercurio e cloroetilene. I grandi imprenditori se ne saranno andati e i bambini resteranno per anni a studiare sul mercurio!
















Ferruccio Sansa

domenica 30 gennaio 2011

SEGRATE E LE ELEZIONI COMUNALI DI MILANO

CANDIDATO ALLE ULTIME COMUNALI A SEGRATE PER LA LISTA SEGRATE DOMANI-ARIA NUOVA ( ora Insieme per Segrate)
MEMBRO DEL DIRETTIVO POLITICO DI INSIEME PER SEGRATE
(in fondo la video intervista)

 BEPPE GRILLO SOSTIENE IL NOSTRO MATIA CALISE
Milano, contro la Moratti  il Movimento 5 stelle candida un ventenne
Mattia Calise, classe 1990, viene da Segrate e studia Scienze Politiche. Beppe Grillo: "Andrà seguito, aiutato a crescere, ma la stessa inesperienza è fantastica. Quando parliamo di rivoluzione, pensiamo a facce così"
Un candidato sindaco di vent’anni. Ecco la risposta del Movimento 5 stelle alla sfida tra Letizia Moratti e Giuliano Pisapia per le prossime Comunali di Milano. Ambiente, trasporti, connettività. Nel segno di internet e di Beppe Grillo, che di Mattia Calise, questo il nome del giovane portabandiera dice: “Quando parliamo di rivoluzione, parliamo di facce così”. E l’inesperienza? “Andrà seguito, aiutato a crescere – spiega Grillo – ma la stessa inesperienza è fantastica”.

Classe 1990, Mattia Calise viene da Segrate e studia scienze politiche alla Statale di Milano. Hanno scelto lui gli iscritti al Movimento 5 stelle di Milano e provincia. Eletto il 22 di gennaio attraverso una sorta di primarie, lo studente ha sbaragliato altri otto candidati. “Ma non c’è stata rivalità e non può esserci rancore”, dice Renato Plati, il primo degli esclusi. Battuto da Calise per un solo voto, Plati mette le cose in chiaro: “Si è trattato di scegliere il nostro portavoce – spiega – Il programma è uno solo e sugli obiettivi l’intero movimento è concorde. Siamo tutti con Mattia”.

Ilfattoquotidiano.it incontra Mattia in una delle sedi dell’università degli studi di Milano, dopo un’intera giornata di lezioni. Una folta, riccia chioma e tanto entusiasmo. “Seguo le battaglie di Beppe da quando avevo quattordici anni – racconta – e oggi dedico all’attivismo buona parte delle mie giornate”. Studio permettendo, si capisce. Ma in casa lo sostengono. La passione per il mattatore del V-Day, spiega Mattia, è di famiglia.

Il programma, per adesso, raccoglie quelle che sono da sempre le battaglie del movimento lanciato da Beppe Grillo. Acqua pubblica, rifiuti zero, trasporti sostenibili e connettività alla rete per tutti. “Le eccellenze le abbiamo anche in Italia”, assicura Mattia, mostrando il progetto per le piste ciclabili del Comune di Reggio Emilia. “Con i rifiuti un Comune può addirittura guadagnarci – spiega – ma per fare questo la politica devo tornare a essere un servizio reso alla cittadinanza”.

Mattia si dichiara antiberlusconiano, ma non risparmia critiche all’opposizione. E dell’avvocato Pisapia, vincitore delle primarie del centrosinistra e principale sfidante del sindaco Moratti, dice: “Sarà comunque costretto ad assecondare i partiti che lo sosterranno. La logica rimane la stessa”. La politica non è forse l’arte del compromesso? “In democrazia non servono i compromessi – continua Calise – ma proposte concrete e disinteressate. Sarà il voto dei rappresentanti, in Parlamento come in Consiglio comunale, a decretarne le sorti”. Insomma, niente alleanze nel futuro del Movimento 5 stelle. O meglio, alleanze con nessuno, ma disponibilità a fare rete con tutti. “Chi viene eletto è in realtà il terminale di un’intera rete di persone, associazioni, esperti, professionisti. Tutti interconnessi tra loro – spiega – attivamente partecipi della vita pubblica”. È la nuova frontiera della democrazia diretta. Quella che il filosofo Norberto Bobbio bollava come utopia (“Il cittadino totale non può esistere”, scriveva) e che oggi si reinventa grazie a internet e a megafoni mediatici come il blog di Grillo o il cosiddetto partito dei Pirati. “Prendendo esempio dal Piratpartiet svedese – svela Mattia – stiamo lavorando a un software che consentirà all’intero movimento di interagire con me durante le sedute del Consiglio o durante le commissioni. Se viene eletto uno di noi – conclude – veniamo eletti tutti”.

Raggiunto telefonicamente, Beppe Grillo commenta così: “È Mattia che si riprende il suo futuro. I cittadini e soprattutto i giovani si riappropriano dello Stato dopo che per anni si è detto loro che non contavano più nulla”. L’obiettivo, anche a Milano, è di portare a casa un consigliere. La strada è lunga e la campagna elettorale sarà difficile. Ma è ancora Grillo, il padre del movimento, a mettere in chiaro le cose. “Ci vorrà tempo, è vero, ma la gente inizia a capire. Il movimento – spiega – si differenzia intanto per il fatto di non attingere ai fondi pubblici. Chi è stato eletto non ha preso i rimborsi. Almeno questa diversità – conclude – ce la dovete concedere”.
Ecco la video-intervista