TERRITORIO E SOCIETA: IL CASO PENATI,SESTO SEGRATE E PIOLTELLO COSA LI ACCOMUNA?:
Leggendo i nomi ricorrenti, riportati sulla cronaca giudiziaria nel caso Sesto San Giovanni Falk, ci rendiamo conto che sono gli stessi che abbiamo "incontrato" di sovente in faccende e affari, che riguardano la nostra zona e che molti dubbi ci sollevarono nel loro incedere............................................................
.................."Publichiamo un un intervento dell'ex Sindaco di Pioltello pubblicato in prima pagina del corriere Milano di oggi, Leggendo i nomi ricorrent..."
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venerdì 5 agosto 2011
TERRITORIO E SOCIETA: IL CASO PENATI. SESTO , SEGRATE E PIOLTELLO COSA...
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lunedì 13 giugno 2011
GRAZIE. NUCLEARE, ACQUA, LEGITTIMO IMPEDIMENTO,
GRAZIE Abbiamo vinto. Nucleare addio!
GRAZIE il popolo dell’acqua ha vinto
GRAZIE
Un sentito grazie ai 28 milioni di Italiani
che hanno creduto nel valore della partecipazione
Dopo il successo raggiunto a livello di quorum e di partecipazione dei cittadini italiani a sostegno dei due quesiti referendari sull’acqua proposti dal Comitato Promotore nazionale, il Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull’acqua, che è stato tra i soggetti più attivi e che fa parte dei 42 promotori dei quesiti, desidera ringraziare i Comitati territoriali aderenti al Contratto Mondiale nelle principali Regioni italiane (Lombardia, Liguria, Toscana, Puglia, Campania, Sicilia) che in questi mesi si sono prodigati per favorire la più ampia mobilitazione.
Un sentito ringraziamento va soprattutto alle centinaia di comitati ed a quei cittadini che in ogni parte d’Italia hanno sostenuto la campagna referendaria e le iniziative del Comitato referendario “2 Si per l’acqua bene comune”.
“Il 57% di affluenza e oltre il 90% dei consensi a sostegno dei quesiti referendari ha confermato che la proposta lanciata 10 anni fa dal Contratto Mondiale con il Manifesto italiano dell’acqua (per ottenere il riconoscimento dell’acqua come diritto umano universale e come bene comune, patrimonio dell’umanità), era una sfida vincente e condivisibile anche in Italia, come ha dimostrato il consenso con cui gli italiani hanno sostenuto la visione cultura e politica dell’acqua proposta dai due quesiti referendari”, dichiara Rosario Lembo a nome del Comitato Italiano.
“Il successo referendario obbliga ora la classe politica italiana ed il Parlamento ad inserire tra le priorità dell’agenda politica nazionale, la definizione di una nuova politica dei servizi pubblici locali ed in particolare dell’acqua come bene comune primario, come diritto umano, da garantire a tutti i cittadini”.
La richiesta che il Comitato italiano rivolge al Governo ed al Parlamento, se vuole rispettare la volontà e l’indirizzo politico emerso dal risultati referendari, è anche quella di annullare o di prorogare la scadenza del 31 dicembre 2011 prevista dal Decreto Calderoli che, dichiarando decadute le Autorità d’Ambito territoriale, sottrae alla sovranità dei Comuni la possibilità di beneficiare della facoltà di scelta reintrodotta dalla abrogazione del Decreto Ronchi, intervenuta con il successo del primo quesito referendario.
Ai comitati territoriali ed ai comitati dell’acqua che sono stati la struttura portante di questo successo referendario, nel ringraziare per lo spirito per il contributo dato, come Comitato italiano desideriamo ricordare che la vittoria referendaria è solo il primo passo verso la ripubblicizzazione dell’acqua come servizi privo di rilevanza economica; occorre infatti continuare a monitorare le specifiche situazione locali e sopratutto i comportamenti delle Regioni che entro il 31 dicembre 2011 saranno chiamate a mettere mano alla riorganizzazione dei servizi idrici. Diverse sono le situazioni che necessitano di attenzione, in primisla Lombardiama anche la stessa Puglia.
Il Comitato italiano per il Contratto Mondiale sull’acqua, assieme all’intero movimento dell’acqua, è pronto ad affrontare questa nuova sfida politica , al fianco dei Comitati territoriali a difesa della gestione pubblica dell’acqua.
GRAZIE PERCHE' LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI
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venerdì 3 giugno 2011
SPOT REFERENDUM 12 e 13 giugno 2011
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mercoledì 25 maggio 2011
TUTTE LE BALLE CHE CI RACCONTANO SUL NUCLEARE
TUTTA LA VERITA' SUL FABBISOGNO ENERGETICO NAZIONALE
CI VOGLIONO FAR CREDERE CHE SERVE, MA SONO BALLE AFFARISTICHE
VOTA SI A TUTTI I REFERENDUM
VOTA SI A TUTTI I REFERENDUM
Dalle centrali atomiche francesi l'Italia importa solo l'uno per cento dell'elettricità totale che consuma
“Che senso ha continuare a snobbare il nucleare? Alla fine lo importiamo dalla Francia, tanto vale portarcelo in casa”. Lo sentiamo ripetere come un mantra ogni volta che si tocca la questione dell’atomo. Ma è veramente così? E se lo è, quanto pesa effettivamente l’energia atomica francese sul totale del nostro fabbisogno energetico? Per capirlo basta armarsi di pazienza e fare due calcoli. Partiamo dal “fabbisogno nazionale lordo” e cioè dalla richiesta totale di energia elettrica in Italia. Nel 2009, secondo i dati pubblicati da Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, è stato pari a circa 317.602 Gwh (Gigawatt/ora all’anno). Di questi, circa 278.880 Gwh (87,81%) sono stati prodotti internamente, in buona parte da centrali termoelettriche (77,4% delle produzione nazionale) che funzionano principalmente a gas (65,1% del totale termoelettrico), carbone (17,6%) e derivati petroliferi (7,1%): combustibili fossili, in larga parte importati. Il gas, che è la fonte più rilevante nel mix energetico italiano, arriva per il 90% dall’estero, soprattutto da Algeria (34,44% del totale importato), Russia (29,85%) e Libia (12,49%). La parte di fabbisogno non coperta dalla produzione nazionale viene importata, tramite elettrodotti, dai paesi confinanti.
In tutto, nel 2009, sempre secondo i dati di Terna, abbiamo acquistato dall’estero circa 44.000 Gwh di energia, al netto dei 2.100 circa che abbiamo esportato. 10.701 Gwh ce li ha ceduti la Francia, 24.473 la Svizzera e 6.712 la Slovenia. Tre paesi ai nostri confini che producono elettricità anche con centrali nucleari. In base ai dati pubblicati dalla Iaea (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), la Francia produce il 75,17% dell’elettricità con il nucleare, la Svizzera il 39,50% e la Slovenia circa il 38%. In termini di Gwh questo significa che importiamo circa 8.000 Gwh di energia elettrica prodotta dalle centrali nucleari francesi, 9.700 Gwh dalle centrali svizzere e 2.550 Gwh dall’unica centrale slovena. Quanto pesa quindi il nucleare estero sul fabbisogno italiano? Il conto è presto fatto. Basta dividere i Gwh nucleari importati mettendo a denominatore il fabbisogno nazionale lordo. Si scopre così che solo il 2,5% del fabbisogno nazionale è coperto dal nucleare francese, il 3,05% dal nucleare svizzero e lo 0,8% da quello sloveno.
In realtà, se si considera il mix medio energetico nazionale calcolato dal Gestore servizi energetici (GSE) in collaborazione con Terna, la percentuale di energia nucleare effettivamente utilizzata in Italia è pari ad appena l’1,5% del totale. Se si scompone il dato, si scopre che il nucleare francese pesa per circa lo 0,6% sul mix energetico nazionale. Ma c’è un’altro dato da considerare. Consultando i dati pubblicati da Terna si scopre infatti che l’Italia dal punto di vista energetico è tecnicamente autosufficiente. Le nostre centrali (termoelettriche, idroelettriche, solari, eoliche, geotermiche) sono in grado di sviluppare una potenza totale di 101,45 GW, contro una richiesta massima storica di circa 56,8 GW (picco dell’estate 2007). Perché allora importiamo energia dall’estero? Perché conviene. Soprattutto di notte, quando l’elettricità prodotta dalle centrali nucleari, che strutturalmente non riescono a modulare la potenza prodotta, costa molto meno, perché l’offerta (che più o meno rimane costante) supera la domanda (che di notte scende). E quindi in Italia le centrali meno efficienti vengono spente di notte proprio perché diventa più conveniente comprare elettricità dall’estero.
“E se dovesse succedere un incidente in una delle centrali dei paesi confinanti?”. Beh, non ci sarebbe da rallegrarsi, ma ancora una volta i dati possono esserci (un po’) di conforto. Le tre centrali nucleari più vicine all’Italia sono in Francia a Creys-Malville (regione dell’Isère), in Svizzera a Mühleberg (vicino a Berna) e in Slovenia a Krško, verso il confine con la Croazia. Creys-Malville è a circa 100 Km in linea d’aria dalla Valle d’Aosta, a 250 Km da Torino e a 350 Km da Milano. Mühleberg dista circa 100 Km dal confine piemontese e 220 Km da Milano. Krško è a 140 Km da Trieste. Ammesso che si possa usare come riferimento il disastro di Černobyl‘, in caso di incidente sembra che la più alta esposizione alle radiazioni si verifichi nel raggio di 30-35 chilometri dal reattore. Quindi nelle nostre valli alpine e nelle grandi città del nord si possono dormire ancora sonni abbastanza tranquilli rispetto all’eventualità che si costruisca un reattore dentro i confini nazionali.
In tutto, nel 2009, sempre secondo i dati di Terna, abbiamo acquistato dall’estero circa 44.000 Gwh di energia, al netto dei 2.100 circa che abbiamo esportato. 10.701 Gwh ce li ha ceduti la Francia, 24.473 la Svizzera e 6.712 la Slovenia. Tre paesi ai nostri confini che producono elettricità anche con centrali nucleari. In base ai dati pubblicati dalla Iaea (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), la Francia produce il 75,17% dell’elettricità con il nucleare, la Svizzera il 39,50% e la Slovenia circa il 38%. In termini di Gwh questo significa che importiamo circa 8.000 Gwh di energia elettrica prodotta dalle centrali nucleari francesi, 9.700 Gwh dalle centrali svizzere e 2.550 Gwh dall’unica centrale slovena. Quanto pesa quindi il nucleare estero sul fabbisogno italiano? Il conto è presto fatto. Basta dividere i Gwh nucleari importati mettendo a denominatore il fabbisogno nazionale lordo. Si scopre così che solo il 2,5% del fabbisogno nazionale è coperto dal nucleare francese, il 3,05% dal nucleare svizzero e lo 0,8% da quello sloveno.
In realtà, se si considera il mix medio energetico nazionale calcolato dal Gestore servizi energetici (GSE) in collaborazione con Terna, la percentuale di energia nucleare effettivamente utilizzata in Italia è pari ad appena l’1,5% del totale. Se si scompone il dato, si scopre che il nucleare francese pesa per circa lo 0,6% sul mix energetico nazionale. Ma c’è un’altro dato da considerare. Consultando i dati pubblicati da Terna si scopre infatti che l’Italia dal punto di vista energetico è tecnicamente autosufficiente. Le nostre centrali (termoelettriche, idroelettriche, solari, eoliche, geotermiche) sono in grado di sviluppare una potenza totale di 101,45 GW, contro una richiesta massima storica di circa 56,8 GW (picco dell’estate 2007). Perché allora importiamo energia dall’estero? Perché conviene. Soprattutto di notte, quando l’elettricità prodotta dalle centrali nucleari, che strutturalmente non riescono a modulare la potenza prodotta, costa molto meno, perché l’offerta (che più o meno rimane costante) supera la domanda (che di notte scende). E quindi in Italia le centrali meno efficienti vengono spente di notte proprio perché diventa più conveniente comprare elettricità dall’estero.
“E se dovesse succedere un incidente in una delle centrali dei paesi confinanti?”. Beh, non ci sarebbe da rallegrarsi, ma ancora una volta i dati possono esserci (un po’) di conforto. Le tre centrali nucleari più vicine all’Italia sono in Francia a Creys-Malville (regione dell’Isère), in Svizzera a Mühleberg (vicino a Berna) e in Slovenia a Krško, verso il confine con la Croazia. Creys-Malville è a circa 100 Km in linea d’aria dalla Valle d’Aosta, a 250 Km da Torino e a 350 Km da Milano. Mühleberg dista circa 100 Km dal confine piemontese e 220 Km da Milano. Krško è a 140 Km da Trieste. Ammesso che si possa usare come riferimento il disastro di Černobyl‘, in caso di incidente sembra che la più alta esposizione alle radiazioni si verifichi nel raggio di 30-35 chilometri dal reattore. Quindi nelle nostre valli alpine e nelle grandi città del nord si possono dormire ancora sonni abbastanza tranquilli rispetto all’eventualità che si costruisca un reattore dentro i confini nazionali.
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venerdì 20 maggio 2011
APPROVATA LA RIFORMA DEL SISTEMA IDRICO
ANDIAMO A VOTARE E VOTIAMO SI
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lunedì 17 gennaio 2011
SEGRATE FELICE CONTRO IL NUCLEARE
Un giorno Dio creò la terra e vide che era bella.
Poi creò la natura e vide che era bella.
Poi creò il regno animale e vide che era bello. e si riposò..
Poi creò l'uomo e si riposò.. poi creò la donna, affinchè potessero vivere in armonia la bellezza del creato e non distruggerlo
NUCLEARE? 2 VIDEO PER IL NOSTRO NO!
Poi creò la natura e vide che era bella.
Poi creò il regno animale e vide che era bello. e si riposò..
Poi creò l'uomo e si riposò.. poi creò la donna, affinchè potessero vivere in armonia la bellezza del creato e non distruggerlo
NUCLEARE? 2 VIDEO PER IL NOSTRO NO!
NICLERARE PERCHE' NO E PERCHE' SI
NUCLEARE NEL PAESE DEL SOLE?
come gia scritto nel post precedente PER NOI ANCHE NO!!
http://segratefelice.blogspot.com/2011/01/segrate-la-centrale-nucleare-ce-giaal.html
Dall’Associazione 26 Aprile e volentieri rilanciamo condividendolo il manifesto preparato da TerraNuova che in modo chiaro e sintetico illustra in 10 punti i motivi di sostegno all’energia solare (intesa come energie provenienti dal sole, di cui il vento è una delle manifestazioni) ed in altrettanti punti i motivi di rifiuto dell’energia nucleare, in risposta alla recente ambigua campagna del Consiglio dei Ministri.
come gia scritto nel post precedente PER NOI ANCHE NO!!
http://segratefelice.blogspot.com/2011/01/segrate-la-centrale-nucleare-ce-giaal.html
Dall’Associazione 26 Aprile e volentieri rilanciamo condividendolo il manifesto preparato da TerraNuova che in modo chiaro e sintetico illustra in 10 punti i motivi di sostegno all’energia solare (intesa come energie provenienti dal sole, di cui il vento è una delle manifestazioni) ed in altrettanti punti i motivi di rifiuto dell’energia nucleare, in risposta alla recente ambigua campagna del Consiglio dei Ministri.
lunedì 10 gennaio 2011
A Segrate la centrale nucleare c'è già!......AL SAN....
NUCLEARE PUBLICITA' INGANNEVOLE ED INTERESSATA
Lo spot ambiguo sulla scelta del nucleare in un Paese che lo ha comunque rigettato con un referendum popolare, bella o brutta che sia, chi la paga?
Qualche tempo fa il Ministro Brunetta aveva avuto un'idea tutt'altro che trascurabile: per i programmi tv della Rai nei titoli di coda far scorrere anche i compensi dei singoli, conduttori, autori, ospiti, i costi di produzione, ecc. La cosa finì lì, perché da un lato sembrava una mossa del centrodestra, che governa la Rai dopo la vittoria elettorale come vuole il nostro splendido costume, contro Santoro e le trasmissioni anti-governative. Governo che ricordo presieduto dal proprietario di altre tre reti in chiaro, più un vasto pacchetto analogico più altri ammennicoli che qui o mi sfuggono o mi faccio sfuggire per farla corta. E dall'altro non se ne fece nulla per oggettive ragioni di psicologia collettiva, di radicate abitudini, di foschia antropologica: non è forse vero che la trasparenza sembra non convenire a nessuno in un Paese anticalvinista che ha un pessimo rapporto con il denaro, in una sorta di post cattolicesimo alla Dio Mammone?Che cosa mi fa venire in mente quell'uscita di Brunetta presto evaporata tra le polemiche? La storia degli spot tv sul "nucleare sì/ nucleare no" che ormai da un bel po' campeggiano sui nostri teleschermi (anche alla radio, anche su internet? Controllerò). Sono spot della Saatchi&Saatchi, dubbiosi, problematici, ben fatti da un certo punto di vista. Del resto non si ripete spessissimo che la parte migliore ovvero meglio fatta, più curata della tv, è la pubblicità? E nel processo di produzione delle merci abbinate ai mezzi di comunicazione, in primis la televisione, la pubblicità non gioca un ruolo decisivo?
Voglio dire che si potrebbe sostenere che oggi non sia la pubblicità a essere una condizione essenziale per il capitalismo degli anni Tremila ma il capitalismo un pretesto colossale per il mulino della pubblicità, che sia bianco o no cambia poco. Viviamo ormai una vita pubblica e pubblicitaria, nella quale gli spazi privati si sono ridotti all'osso, per scelta consenziente oppure no, per distrazione, per abitudine delle masse di consumatori. Dei prodotti pubblicizzati. Della pubblicità che li rende visibili aumentandone a dismisura il costo.
Seguendo Brunetta, forse bisognerebbe pretendere che per ogni spot pubblicitario ci fosse la scritta o la dicitura di chi paga quella pubblicità specifica. Che la Barilla produca i suoi spot è ovvio, dunque non è questo il caso in questione e tutti i produttori di qualcosa immediatamente collegabile al marchio dei loro prodotti naturalmente restano fuori da questo discorso. Ma la pubblicità ambigua o dialogica o dialettica (anche qui, dipende dal punto di vista) sulla scelta del nucleare in un Paese che lo ha comunque rigettato con un referendum popolare, bella o brutta che sia, chi la paga? Da Il Fatto di ieri l'altro ecco l'elenco di chi paga: Alstom, Ansaldo Nucleare, Areva, Confindustria, Eon, Edf, Edison, Enel, Federprogetti, Gdf Suez, Sogin, Stratinvest Ru, Techint, Technip, Tecnimont, Terna, Westinghouse.
Un budget di 7 milioni fino ad oggi, non si sa di quanto per l'anno appena cominciato. I dirigenti del Forum sono, oltre a Chicco Testa, Bruno D'Onghia (capo in Italia dell'Edf, gigante elettrico nucleare francese), Karen Daifuku (nota lobbista internazionale del settore), e tre dirigenti Enel: Giancarlo Aquilanti, Paolo Iammatteo e Federico Colosi. Tra i soci del Forum ci sono anche Cisl e Uil di categoria, più alcune Università italiane. L'associazione è fondata sul "supporto organizzativo e strategico" della Hill & Knowlton, multinazionale della comunicazione.
Il Presidente del Forum nucleare italiano che è dietro a tutta l'operazione, compresa la pubblicità di cui sto parlando, non è un profano. Citando Il Fatto ma anche la mia memoria: "Testa conosce l'argomento. L'Enel l'ha scelto per sanare i danni gravissimi da lui stesso prodotti alla cultura nucleare nazionale negli anni '80, quando guidava le manifestazioni per fermare le centrali. E' lui che il 9 novembre 1987, deputato comunista, così commentava l'esito del referendum nucleare: 'Il risultato è di grandissimo interesse politico. La battaglia è stata dura per i grossi interessi in campo'". Insomma, Chicco si è sistemato e da un pezzo.
Capito l'antifona? Allora forza, se la pubblicità si sta mangiando l'informazione non vale la pena che almeno si sappia se gli spot sull'Avis sono prodotti dal Conte Dracula? Non è il minimo della pena, per capirci qualcosa? E se ci fossero spot prodotti dagli antinuclearisti, non credete che pretenderei la stessa trasparenza? Viva Brunetta, dunque, e abbasso Testa se non mi mette in tv (con chiarezza assai superiore e meno subliminale del contenuto sceneggiato) che gli spot sul nucleare sono prodotti dal medesimo business del nucleare. Me li metta in sovrimpressione, prego. Il resto sono chiacchiere.
L' 8-9 novembre 1987 si votò in Italia per cinque quesiti referendari: due sulla giustizia e tre sul nucleare
RISULTATI
Qui sotto sono riportati i risultati dei tre "referendum sul nucleare": in tutti e tre i casi vinse il SI all'abrogazione.
1- Referendum per l' abolizione della procedura per la localizzazione delle centrali elettronucleari | ||
| Elettori | 45.869.897 | |
| Votanti | 29.862.376 | |
| % Votanti | 65,1 | |
| Astenuti | 16.007.521 | |
| % sugli Elettori | 34,9 | |
| Voti Validi | RISPOSTA AFFERMATIVA | 20.984.110 |
| % | 80,6 | |
| RISPOSTA NEGATIVA | 5.059.819 | |
| % | 19,4 | |
| Totale | 26.043.929 | |
| Voti non Validi | Totale | 3.818.447 |
| % sui Votanti | 12,8 | |
| Schede Bianche | 2.536.648 | |
| % sui Votanti | 8,5 | |
2 - Referendum per l' abolizione dei contributi a regioni e comuni sedi di impianti elettronucleari | ||
| Elettori | 45.870.230 | |
| Votanti | 29.871.570 | |
| % Votanti | 65,1 | |
| Astenuti | 15.998.660 | |
| % sugli Elettori | 34,9 | |
| Voti Validi | RISPOSTA AFFERMATIVA | 20.618.624 |
| % | 79,7 | |
| RISPOSTA NEGATIVA | 5.247.887 | |
| % | 20,3 | |
| Totale | 25.866.511 | |
| Voti non Validi | Totale | 4.005.059 |
| % sui Votanti | 13,4 | |
| Schede Bianche | 2.654.572 | |
| % sui Votanti | 8,9 | |
3 - Referendum per l' abolizione della partecipazione dell' Enel alla realizzazione di impianti elettronucleari all'estero | ||
| Elettori | 45.849.287 | |
| Votanti | 29.855.604 | |
| % Votanti | 65,1 | |
| Astenuti | 15.993.683 | |
| % sugli Elettori | 34,5 | |
| Voti Validi | RISPOSTA AFFERMATIVA | 18.795.852 |
| % | 71,9 | |
| RISPOSTA NEGATIVA | 7.361.666 | |
| % | 28,1 | |
| Totale | 26.157.518 | |
| Voti non Validi | Totale | 3.698.086 |
| % sui Votanti | 12,4 | |
| Schede Bianche | 2.388.117 | |
| % sui Votanti | 8,0 | |
(fonte: "Ministero dell' Interno" - Dipartimento per gli Affari interni e territoriali - Direzione Centrale dei Servizi Elettorali )
ringraziamo Bea
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