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lunedì 24 ottobre 2011

SISAS ORA CHE NON INCOMBE LA MULTA TEMPI BIBBLICI?

IL BANDO PER FINIRE LA BONIFICA VINTO DALLA

 General smontaggi di Novara

Continua l'odissea dei  rifiuti scomparsi dell'ex Sisas di Pioltello


280mila tonnellate di nerofumo, di cui 7.800 altamente inquinanti. Che fine hanno fatto? La Regione 'monitora' e l'Arpa assicura che in Lombardia non c'è pericolo ma i cittadini hanno paura
5683 rifiuti
Sopra gli impianti fotovoltaici attorno a Inzago, un paese nel nord della provincia di Milano, si è depositata una strana polvere nera. Qualche mese fa, intorno a luglio, in città si sentiva un odore fastidioso, poi scomparso. I cittadini, però, non son tranquilli e hanno chiesto a Fabio Pizzul, consigliere regionale Pd al Pirellone, di fare un'interrogazione all'assessore regionale al territorio, Daniele Bellotti, per capire cosa sta succedendo. Bellotti, ha risposto il 18 ottobre, dicendo che la Regione monitora, per quanto può, e che resta all'erta. Niente di più.
Tutto è cominciato quando, nel marzo del 2011, dall'area ex Sisas di Pioltello, 300mila metri quadri di impianti chimici ormai in disuso, arrivano svariate tonnellate di nerofumo, una forma particolare di rifiuto industriale. Dall'area dovevano sparire 280mila tonnellate di scorie in tempi brevissimi, dato che la Corte di giustizia europea aveva minacciato di multare l'azienda per non aver rispettato la direttiva che prevede l'obbligo di bonifica dei siti d'interesse nazionale (Sin). Così, lo svuotamento delle discariche di Pioltello avviene in fretta e furia. Ma il nerofumo sepolto nell'ex area Sisal ha diversi gradi d'inquinamento: si passa dalla "fuliggine" agli scarti solidi con codice 19.13.03.01, considerati materiale pericoloso. E alcune delle pratiche per mettere in sicurezza la scoria non vengono espletate come dovrebbero.

L'azienda che se ne occupa, la Daneco impianti, rassicura, però, che a Inzago si tratta di scorie di tipo 19.13.02, materiali solidi non inquinanti, che deve solo essere triturati e miscelati nel terreno. "Io mi sono preoccupato lo stesso quando ci hanno detto che portavano il nerofumo anche qui", dice Silvano Calvi, assessore all'ambiente di Pozzo d'Adda, un comune che dista poche centinaia di metri dalla discarica. Calvi, infatti, aveva letto i giornali, che raccontavano di un fascicolo d'inchiesta aperto dalla magistratura di Milano su segnalazione di Greenpeace.

Qualcosa non torna ai pm Paola Pirotta e Paolo Filippini. Secondo gli inquirenti sulla scrivania di Luigi Pelaggi, capo della segreteria tecnica del ministero dell'Ambiente, è arrivata una tangente da 700mila euro, mandata dalla Daneco con lo scopo di rendere più veloci le pratiche per la bonifica dell'ex Sisas. Inoltre, i pm di Milano pensano che ci sia stato un declassamento di parte dei rifiuti, in modo che risultassero meno pericolosi: da 19.13.01, scorie speciali pericolose industriali, a 19.12.12, semplici rifiuti urbani. Infatti, il numero di aziende attrezzate per lo smaltimento dei pericolosi in Europa sono poche e molto costose. "In Italia si trovano in tre impianti: parte alla Valle sabbia servizi di Brescia, parte alla Xela di Cortaccia, in provincia di Bolzano e parte residuale all'Ecoenrgy di Noventa di Piave, in provincia di Venezia. Nessuna di queste, però, ci risulta attrezzata per smaltire rifiuti pericolosi", spiega Federica Ferrario, autrice del report Il mistero dei rifiuti scomparsi per Greenpeace. Inzago, quindi, sembrerebbe esclusa da questo giro, ma i cittadini ancora non sono sicuri di cosa ci sia interrato a pochi passi dalle loro case. "Che cosa succede sotto? Ora non sentiamo più odori ma non capiamo se i rifiuti stanno inquinando la falda o i terreni", continua Silvano Calvi.
L'Arpa, l'agenzia regionale per la protezione all'ambiente, assicura che i controlli sono stati fatti il 19 maggio e che non sono state riscontrate irregolarità.

Eppure questa storia convince poco l'ong ambientalista. Molti sono ancora i dubbi lasciati irrisolti dalla Daneco e a cui le istituzioni lombarde non hanno ancora risposto. Per esempio, non si sa ancora dove siani finite25mila tonnelate di materiale pericoloso, con un'altissima concentrazione di mercurio al suo interno. Al contrario, Greenpeace ha le prove che buona parte delle 280mila tonnellate di rifiuti bonificate sono finite alla Befesa, un'azienda spagnola che sta a Nerva, nella regione di Huelva. "Sappiamo per certo che in questo caso non c'è stato alcun trattamento dei rifiuti pericolosi", dice Ferrario. Nulla vieta che questo sia accaduto anche nelle discariche italiane. In luglio e in aprile, inoltre, ci sono stati "degli incendi sospetti proprio nelle aree in cui si trovano stoccate le scorie italiane", precisa Ferrario.

Per altro, la bonifica dell'area ex Sisas non è ancora completa. La Daneco ha provveduto a svuotare la discarica A e B, giusto il minimo indispensabile per evitare la multa della Corte europea. Manca ancora una discarica, la C, oltre al lembo di terra attorno alla zona di scarica, considerato pericoloso. A luglio, l'ultimo bando è stato vinto dalla General smontaggi di Novara, ma i tempi, ora che non pende più la sentenza della Corte europea, rischiano di essere infiniti.
Fonte
il pane e le rose

sabato 10 settembre 2011

SEGRATE IL CENTRO COMMERCIALE E L'ANALISI GIUDIZIARIA

UN ANALISI DEI FATTI POLITICI E GIUDIZIARI OGGI!
NO! SCRITTA NEL DICEMBRE 2008

Chi ricorda le vicende giudiziarie del 1992, la cosiddetta “Tangentopoli”, che provocò il crollo della Prima Repubblica ed ebbe gravi ripercussioni anche nella nostra città, avrà notato da stampa e televisione come la cosiddetta “questione morale”, la mancanza di etica nella politica sia tornata tristemente di attualità.
Prima le vicende abruzzesi con l’arresto del presidente della Regione ed altri amministratori, poi quelle della Campania e della Calabria, con gli arresti di sindaci, imprenditori ed amministratori locali. Che hanno coinvolto molti esponenti del Partito democratico, ma non solo. , diceva il popolino nel 1600, ne è passato di tempo ma la filosofia è rimasta.

La differenza con il 1992 sta soprattutto nel passaggio dal livello nazionale a quello locale del verificarsi di casi di corruzione e di concussione; sono infatti gli enti locali oggi quelli in cui l’intreccio di interessi politici ed economici trova la sua massima espressione. E non c’è da meravigliarsi.
Sono molti i settori economici in cui la sopravvivenza delle imprese è garantita da appalti pubblici, o più semplicemente dalle decisioni della maggioranza politica che amministra una città, grande o piccola che sia. Imprese o “lobby” che sono più che disposte a supportare economicamente partiti politici o singoli esponenti degli stessi che possano fungere da portatori dei loro interessi. 
E sezioni locali di partiti politici la cui sopravvivenza è garantita da contributi degli imprenditori presenti sul territorio o dalle quote di gettoni e indennità che gli eletti versano al partito di riferimento. Questo meccanismo negli Stati Uniti avviene alla luce del sole, anche nelle elezioni presidenziali, dove vediamo i grandi gruppi industriali finanziare le campagne elettorali sia del candidato democratico che di quello repubblicano, in maniera paritetica o non. Così non si sbaglia mai, chiunque vinca.

In Italia invece, anche a livello locale, l’intreccio di interessi politica-economia avviene in modo molto più nebuloso, e così si creano i “comitati d’affari” fra imprenditori, partiti e anche singoli esponenti politici, che mirano a far valere il loro “peso determinante” nelle decisioni amministrative, spesso purtroppo “monetizzandolo” a scopi politici o addirittura privati.
Riflettete : quanto può “valere” il sedicesimo voto che in un consiglio comunale può garantire o meno l’approvazione di una importante lottizzazione edilizia, magari da centinaia di milioni di Euro ?
Che vi siano persone che delinquono svolgendo attività politica non deve meravigliarci più di tanto. Le “mele marce” si trovano in tutti i cesti : in politica come nelle imprese, enti, ecc. Sono comunque una minoranza del totale. 

L’aspetto che vorrei invece focalizzare è un altro, su cui mi sono trovato spesso a riflettere : se comportamenti o abitudini di politici ed amministratori locali che non costituiscono illeciti o reati siano “etici”, cioè possano essere accettati dall’elettorato in base a quelli che sono i comunemente condivisi princìpi della nostra democrazia o della convivenza civile, o più semplicemente del “buonsenso”. O compatibili con le norme di autogoverno che i partiti si danno, o dovrebbero darsi.

Oggi il fenomeno della corruzione/concussione è molto più evoluto e sofisticato rispetto a quanto avveniva in passato, in cui lo stupido politico di turno veniva “pescato” ad intascare fisicamente banconote dagli imprenditori, per la cassa del partito o la propria. Oggi l’amministratore locale “usa” i contributi dell’imprenditoria per crearsi consenso e visibilità, magari anche realizzando opere pubbliche o facendo sponsorizzare squadre sportive locali, associazioni, volontariato, ecc. Tutti potenziali serbatoi di voti. Perfettamente lecito, ma è etico ?
Oppure creare opportunità di business per i “bracci economici” dei partiti : non è un segreto quale valore economico possano avere decisioni politiche della giunta regionale guidata da Formigoni o anche solo una “via preferenziale” nelle procedure amministrative, sulle oltre 28.000 imprese lombarde della Compagnia delle Opere, il cui referente è Comunione e Liberazione, integrata in Forza Italia. O le ricadute economiche per la Lega delle Cooperative dalla gestione del potere politico nelle regioni storicamente amministrate dal centrosinistra. O che la Provincia di Milano “tifi” a tutto campo affinchè venga realizzato il megacentrocommerciale a Segrate perché così ottiene il finanziamento per completare la viabilità speciale, senza preoccuparsi delle ricadute per il nostro territorio. Sono comportamenti etici per chi fa politica ?

Facciamo qualche esempio concreto nella nostra città. Le sponsorizzazioni di eventi sono permesse dalla legge, ma è etico che vengano finanziati dagli imprenditori immobiliari che hanno interesse a far approvare piani edilizi in città ? Da diversi anni i Carabinieri sono ospiti a Segrate in eventi finanziati così : nel 2007 dal gruppo IBP ( Percassi ), guarda caso quando si voleva approvare il centro commerciale. Nel 2008 da Valore Reale ( Segrate Village ), Forza Quattro e altri.

E’ etico che i risultati delle elezioni primarie per il coordinamento del circolo segratese del Partito democratico siano stati alterati da qualcuno che pur di farsi eleggere non ha esitato a pagare 5 euro ad oltre una cinquantina di bulgari di Novegro affinchè venissero a votarlo ? E che coloro che hanno denunciato giustamente questo voto di scambio alla direzione provinciale poi abbiano fatto buon viso a cattivo gioco ? e che la direzione provinciale di Milano del PD non abbia mai risposto all’esposto né fatto nulla ? La posta in gioco era l’accordo PD-PDL, e gli interessi edilizi che dallo stesso dipendono, evidentemente molto alta.

E’ etico un ribaltone politico della maggioranza di centrodestra eletta nel 2005 a Segrate ? Implosa per i conflitti interni fra fazioni di partiti o di singoli consiglieri ?

E’ etico che un nutrito gruppo di consiglieri comunali abbia cambiato, anche più di una volta in tre anni, partito di riferimento tradendo spensieratamente il mandato ricevuto dagli elettori ? Solo noi di Aria Nuova, i Verdi e la Lega Nord siamo rimasti invariati come gruppi consiliari.

Cari concittadini, queste sono le riflessioni di un movimento locale segratese, senza finanziatori e che si regge solo con le proprie risorse, senza “padrini” e che nel compiere scelte politiche non prende direttive né da Mosca ( come si diceva una volta !), né da Arcore...

Riflessioni sulla situazione politica generale, ma in particolare cittadina, le cui contraddizioni potrebbero portarci sotto l’albero di Natale le elezioni anticipate nel 2009 …
La presa d’atto di assenza di etica in politica porta alla disaffezione nei confronti della politica da parte dei cittadini, ed all’astensionismo alle elezioni. Ma è un errore. Ora più che mai è necessaria invece una maggiore presenza ed attenzione dei cittadini nella scelta di coloro che dovranno rappresentarli nel prossimo futuro e prendere decisioni per la città eticamente condivisibili.
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Dal mio archivio 
Procopio Gregorio

giovedì 12 maggio 2011

ALLARME Ex Sisas: 4mila tonnellate di nerofumo


Termovalorizzatore
Termovalorizzatore

Cornaredo, 7 maggio 2011 - Continuano a tenere banco i movimenti di rifiuti pericolosi, provenienti dalla ex Sisas di Pioltello Rodano e «parcheggiati» nella nostra zona. Dopo l’accertamento della posizione, della quantità e del tipo di carico finito da queste parti - 4.000 tonnellate di nerofumo contenente mercurio, alla Gamma Recuperi di Cornaredo - sono arrivate alcune segnalazioni da parte di cittadini che hanno cominciato a tenere gli occhi aperti, nonostante le rassicurazioni provenienti, tra le altre cose, dai sopralluoghi dell’Arpa.

Due gli elementi che hanno destato preoccupazione: la notizia che i carichi in partenza da Cornaredo non prendevano la direzione della Germania - come aveva affermato un socio di Gamma Recuperi, Mauro Gaburri - ma si fermavano in un’altra azienda di Baranzate, l’Ecoltecnica; e, a monte, le modalità di carico del materiale sui camion, considerate un po’ troppo «semplici» per la pericolosità del materiale, testimoniate anche da alcune immagini.

Abbiamo indagato su entrambi i fronti. Per quanto riguarda il viaggio del nerofumo a Baranzate si tratta di un passaggio obbligato, come spiega Gian Carlo Battegazzore, direttore generale di Ecoltecnica: «Il nerofumo contenente mercurio è un tipo di materiale che non può partire senza un controllo sul carico e sul mezzo, che facciamo noi. I camion si fermano qui al massimo per 2 ore e poi ripartono per la Germania, a meno che non ci siano problemi».

Conclude: «Riceviamo il carico sfuso nei rimorchi dei mezzi, perché non c’è pericolo di polveri volatili».
Quest’ultima affermazione è importante per il secondo allarme lanciato: il modo in cui a Cornaredo il nerofumo viene messo sui camion alla Gamma Recuperi. Una gru, all’aperto, preleva il «big bag» (un grosso sacco bianco) contenente il materiale, si posiziona sopra il rimorchio e lo distrugge, facendoci cadere dentro il nerofumo. Inevitabilmente ci sono dei residui che finiscono a terra.

Da fonti vicine a Legambiente non traspare una particolare preoccupazione: «Stando alle notizie che abbiamo quel nerofumo è stato preventivamente bagnato, quindi eventuali perdite non sono pericolose. Certo, fare l’operazione al chiuso e con un impianto aspirante sarebbe molto meglio».

DAL GIORNO

lunedì 7 marzo 2011

Nel rio Tinto i rifiuti industriali della Sisas di Pioltello

TROVIAMO IN RETE E PUBLICHIAMO  QUESTO ""SCONVOLGENTE"" ARTICOLO
Nel rio Tinto i rifiuti industriali di Pioltello
Chi si aspetta una terra di Andalusia secca ed inospitale dalle parti di Nerva rimarrà sorpreso. La terra al nord di Siviglia è bagnata dal Rio Tinto, che nella vallata di Nerva sembra voler inglobare tutto. È un luogo dimenticato, fuori dai normali itinerari turistici, interrotto dai resti delle miniere, con i colori grigi del ferro che costellano il paesaggio.
E il nero dei fumi di Pioltello, intriso di mercurio e idrocarburi, che oggi cola verso il fiume dal deposito di rifiuti della società Befesa, ultima tappa del tour italiano di un pericoloso carico di scorie industriali. Come negli anni '80 e '90 - quando dai porti di Marina di Carrara e di La Spezia partivano le navi dei veleni dirette in Africa - dai docks nostrani continuano a salpare in queste ore i cargo carichi di rifiuti pericolosi, sotto la diretta egida del ministero dell'Ambiente. Una storia già anticipata dal manifesto lo scorso 18 febbraio e che oggi si arricchisce di nuovi e gravi dettagli.

«Quello che avviene è semplicemente un deposito, senza nessun trattamento, e in più la gestione è nulla o pessima - racconta al telefono Juan Romero, di Ecologistas en Accion dell'Andalusia - Questa discarica di Nerva ha un'alta quantità di acqua e stanno mescolando direttamente i rifiuti pericolosi che arrivano dall'Italia con i liquidi che ristagnano». Il risultato è devastante: «Si crea una reazione chimica e l'acqua che filtra insieme alla pioggia finisce nel Rio Tinto.

Una fine paradossale, visto che questo fiume è stato dichiarato dalla stessa Unione europea come luogo di interesse comunitario». Quella stessa commissione che ha imposto all'Italia di bonificare il sito industriale dell'ex Sisas da dove vengono i rifiuti finiti in fondo al Rio Tinto, in piena Andalusia. E sarà forse un caso, ma l'ispezione che doveva avvenire la scorsa settimana a Pioltello da parte della Direzione Ambiente della Commissione Europea è saltata, senza un apparente motivo. I commissari dovevano verificare che la bonifica fosse stata realizzata secondo i criteri di legge, ma nessuno si è presentato. Il viaggio dei veleni può dunque continuare indisturbato.
Per capire la gravità di quanto sta accadendo occorre partire dalla periferia industriale di Milano, dove sorgeva l'area della Sisas, polo chimico dismesso, destinato oggi ad ospitare metri cubi di cemento. Le terre qui erano intrise di veleni. Da anni si parlava della bonifica, fino a quando - pena pesanti sanzioni comunitarie - il commissario straordinario Luigi Pelaggi, braccio destro del ministro Prestigiacomo, ha affidato l'intervento alla Daneco dei fratelli Colucci, grandi finanziatori del Pdl fin dai primi anni 2000.

La destinazione della discarica di Nerva era già prevista, nero su bianco, nella relazione tecnica del luglio dello scorso anno, firmata dallo studio di Claudio Tedesi. Un nome noto alle cronache giudiziarie lombarde, dopo che la Procura di Milano lo ha indagato lo scorso anno per la bonifica di Santa Giulia, affidata al gruppo Green Holding di Giuseppe Grossi, arrestato nel 2009. Ero lo stesso Grossi ad avere in carico la bonifica dell'ex Sisas, progetto che abbandonò nel corso del 2010. Un incrocio tra interessi, tecnici e gruppi lombardi che da anni gestiscono bonifiche e rifiuti industriali, sfiorando il sistema milanese dei poteri forti, come quello di Comunione e Liberazione, area di riferimento per Claudio Tedesi.

Cosa sta uscendo dalla bonifica dell'area Sisas di Pioltello? Secondo alcune analisi che il manifesto ha potuto consultare si tratta di rifiuti pericolosi che, secondo la normativa europea, non possono finire in discarica senza passare per un trattamento specifico. La conferma della presenza di scorie pericolose (classificate secondo il codice europeo 191301) è contenuta all'interno della stessa relazione firmata dallo studio di consulenza di Claudio Tedesi.
Le analisi di laboratorio realizzate anche successivamente mostrano un superamento dei limiti di legge per almeno tre elementi pericolosi: il mercurio, il carbonio organico totale (Toc) e alcuni idrocarburi aromatici. Le direttive comunitarie - adottate sia dall'Italia che dalla Spagna - sono chiare in questo senso: questo tipo di rifiuto, ritenuto pericoloso, deve essere trattato e non gettato nelle discariche, come sta avvenendo in queste ore a Nerva, secondo quanto riferisce l'associazione Ecologistas en Accion. Una denuncia supportata da un'ampia documentazione fotografica, realizzata nei giorni scorsi mentre i rifiuti lombardi entravano nell'invaso di Nerva.
La destinazione finale delle scorie pericolose di Pioltello è la peggior soluzione. Da anni gli ambientalisti spagnoli si battono per chiusura e messa in sicurezza del sito, che sta contaminando il Rio Tinto. Dalle fotografie realizzate appare evidente la mancanza delle strutture minime che dovrebbero garantire il corretto trattamento delle scorie pericolose di Pioltello: manca, ad esempio, la gestione dei biogas nella zona dove sono svuotati i big bags, oltre alle attrezzature necessarie per il trattamento dei rifiuti pericolosi.

La partenza delle navi con le terre contaminate di Pioltello non si ferma, dunque. La denuncia fatta da Izquierda Unida in Spagna - che nei giorni scorsi ha presentato una petizione al Parlamento europeo - non ha per ora attivato le autorità spagnole o italiane.
Se, come denunciano le associazioni ambientaliste spagnole, i residui della bonifica di Pioltello non potevano finire nella discarica nel cuore dell'Andalusia, si tratterebbe di una gigantesca operazione illegale, con l'aggravante di vedere coinvolto direttamente il ministero dell'Ambiente e la Regione Lombardia.

Una situazione che ricorda quello che per anni è avvenuto in luoghi come Pitelli, la collina dei veleni sul golfo di La Spezia, il cui processo di primo grado terminerà il 10 marzo prossimo, dopo dieci anni di udienze. Una impunità che è la madre di tutti i traffici di rifiuti, che ancora oggi solcano il Mar mediterraneo.

Andrea Palladino
Articolo del ilmanifesto