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lunedì 12 settembre 2011

SEGRATE, PER IL CENTRO COMMERCIALE LA LEGA CON UN PIEDE IN DUE SCARPE

ALLORA ZINNI AVEVA RAGIONE!

 GRIONI, UN PIEDE IN DUE SCARPE?

Ho vissuto molto da vicino l'esperienza e il travaglio dell'amico Zinni e Non ho mai avuto dubbi che avesse ragione,
Ho avuto modo di apprezzarlo come assessore al Commercio, quando io rappresentavo l'Unione Commercianti San Felice, di apprezzare la sua disponibilità verso le nostre problematiche, l'inteligenza, la fantasia, la dedizione con cui le affrontava, sempre aperto al dialogo e al confronto, ad  accettare idee e proposte anche se venivano da altre posizioni politiche.
Non ho mai capito, anzi, ho fatto finta di non capire, perché Alessandrini non gli volle confermare quel ruolo, nonostante gli ottimi risultati e l'apprezzamento e il consenso manifestato da tutta la categoria.
Passò ai servizi sociali ed anche li si fece amare ed apprezzare, il consenso personale e politico fu unanime e non poté che aumentare, dando forse fastidio al sindaco e a qualche esponente illustre del suo partito.
Non dimenticando, gli interessi della categoria di cui era stato assessore, fedele e coerente verso i  principi fondatori della Lega Nord, manifesto subito apertamente la sua più totale contrarietà al progetto del centro commerciale, all'idea di anteporre interessi diversi a quelli fondamentali della sua città e dei suoi cittadini.
Fra me, esponente di punta  nell'impegno contro l'errore centro commerciale e l'esponente di punta della Lega Nord, nacque un'amicizia fatta di reciproca fiducia, rispetto e  fattiva e proficua collaborazione come quella dimostrata quando lo aiutai ad organizzare e gestire un assemblea pubblica a San felice, Assemblea dove responbili provinciali e deputati,  ufficializzavano la contrarietà della lega al progetto. 
Qual Cosa cambiò, Mentre Zinni in Consiglio Comunale continuava a portare avanti la linea decisa dal Partito e più volte riconfermatagli  in  incontri con la lega Provinciale, minacciando l'uscita dalla giunta, Davide Boni esponente leghista in Regione  sosteneva apertamente e col voto la scelta del Centro Commerciale sconfessando con i fatti la linea portata avanti da Zinni a Segrate.
Anche l'esponente illustre della Lega Segratese, pur riconfermando a parole la contrarietà al Centro Commerciale, certo non difese Zinni e non fece nulla per evitare il suo allontanamento da parte di Alessandrini, contribuendo a fare terra bruciata attorno a chi  coerentemente non si piegava e adeguava
Agnello  sacrificale di  interessi cambiati e diversi, fu sostituito in giunta da Grioni che cerco fino all'ultimo di evitare l'uscita dalla giunta della lega opponendosi con forza, a quella comunità di intenti trasversali che in seguito fu chiamato inciucio.
Mentre Il Consigliere comunale Rebellato continuò a manifestare in consiglio, sopra tutto la contrarietà all'inciucio e anche centro commerciale, il suo partito in regione fu tra i principali artefici dell'approvazione del progetto e del suo iter.
Sapevo che il progetto centro commerciale fu Partorito e sostenuto dalla  Regione e dalla giunta segratese, che la Lega fu tra i sostenitori e che la  Provincia fu coinvolta solo in un secondo momento, ma  fino a ieri  pensavo che almeno la lega territoriale quella segratese, avesse tutto il diritto di rinfacciare al PD l'inciucio e l'approvazione del Centro commerciale.
Ora dalle dichiarazioni di Zinni,  scopriamo che l'abitudine di Grioni di stare con un piede in due scarpe, arriva da molto più lontano di quella provata con la firma sulla petizione per salvare il golfo agricolo.
Zinni infatti dichiara che appena Grioni lo sostitui, si affretto a firmare una delibera di giunta in favore del centro commerciale adeguandosi a quanto già fatto in regione dal suo partito, dimettendosi poco dopo, in nome della contrarietà all'inciucio salvando la faccia sul centro commerciale.
Ora se questo fosse vero, e auspichiamo che Grioni e la lega segratese dimostrino il contrario, cade nella polvere anche la credibilità dello stesso Grioni e della Lega che fino ad ieri si ergevano a salvatori della città e dei diritti di tutti noi cittadini e comitati, che tanto ci opposimo e ancora ci opponiamo.
Ora che  la Lega segratese dimostri in modo chiaro ed inequivocabile la sua coerenza  e la verità dei fatti, altrimenti la finisca ad ogni occasione e in  ogni momento di difficoltà di intonare la solita cantilena della loro contrarietà al centro commerciale, perché che non lo sono mai stati lo ha gia dimostrato ampiamente in Regione e che non sono certo verginelli lo dimostra il loro programma elettorale confrontato al PGT da loro votato e sostenuto.
Procopio Gregorio

Dalla gazzetta della martesana del 12/09/2011
RETROSCENA  
Parla l'ex assessore silurato da Alessandrini perché non voleva il centro commerciale
ZINNI: «DI CATERINA ERA MOLTO DI CASA IN COMUNE...»



Segrate -  Ha lasciato la politica attiva dopo il trattamento subìto dal sindaco Adriano Alessandrini , e si è addirittura trasferito fuori Lombardia l'ex assessore della Lega Flavio Zinni . Non ne vuol più sapere di Segrate, ma accetta di ricostruire quel periodo che portò al ribaltone e alla sua fuoriuscita dalla Giunta: «Era il maggio del 2008 e sul tavolo l'operazione più importante e redditizia era quella del centro commerciale. Io, come da indicazioni del mio partito, ero totalmente contrario e rompevo le scatole su questo punto. Alessandrini quindi, dopo qualche discussione, mi ritirò le deleghe adducendo che non rappresentavo più il partito. Le cose stavano diversamente: in quei giorni ero stato ricevuto anche da Maroni e Giorgetti per avere conferma della linea da adottare. Quindi sostenevo le ragioni del partito... Ciononostante, il sindaco di Segrate mi ha licenziato e la mia carriera politica è finita». Zinni attualmente ha un negozio altrove e si dice comunque contento della propria situazione: «Sto bene, certo, ma non posso dimenticare il trattamento che Alessandrini ha messo in atto nei miei confronti. Eravamo anche amici. Non lo vedo più né ci siamo mai sentiti da quel giorno del maggio 2008. Al mio posto in Giunta entrò un tale Grioni (pure della Lega, ndr ) che approvò la delibera di Giunta per il centro commerciale». Silurato Zinni, il leghista intransigente, quindi l'esecutivo segratese ha potuto continuare sul progetto in questione. Ma la tangenti sono un'ipotesi verosimile? Secondo l'ex lumbard, contiguo al sindaco per anni, «Alessandrini e il suo assessore Orrico erano sempre lì con 'sto Di Caterina. O meglio, Di Caterina era molto spesso negli uffici del Comune. Certo, era titolare di un servizio, quindi la sua presenza poteva essere spiegata così. Non so che cosa facevano, né posso dire di averne sentore. So solo che in questa storia l'unico a pagare sono stato io. E pensare che ho sempre seguito la linea del mio partito... Nell'interesse dei segratesi»..

domenica 11 settembre 2011

Segrate per il Centro commerciale LETTERA A PENATI E LETTERA DI PENATI

IL CENTRO COMMERCIALE FRA DIMISSIONI DIRIGENZIALI  E SEMPLICISTICHE SPIEGAZIONI


Lettera di dimissioni
Ai dirigenti del
Partito Democratico
P.za Luigi di Savoia 22
MILANO
                      Con vivo rammarico vi restituisco l’attestato di fondatore del Partito Democratico.

                      L’esperienza trascorsa in questi mesi nel circolo di Segrate, dove un’incomprensibile e assurda politica amministrativa ha portato il partito a non avere di fatto nessun ruolo politico per il futuro (non è al governo né all’opposizione), mi ha portato a questa sofferta decisione.

                      Non mi preoccupa tanto avere opinioni contrastanti con quelle del gruppo dirigente né con la maggioranza degli altri militanti., trovo il confronto ed anche lo scontro politico un momento di effettiva democrazia.

                      Ma in questo caso non è così.

                      Tutto si è svolto nel più completo disprezzo delle regole (ci sono stati persino voti comprati durante le elezioni del coordinamento cittadino, episodio regolarmente denunciato ai garanti), non vi sono stati momenti di discussione vera, solo forzature regolarmente esercitate dal “gruppo dirigente”, preoccupato solo di portare avanti i propri interessi, anziché impegnarsi nella funzione costituente del nuovo partito, come imponeva il suo ruolo.

                      Il partito di Segrate oggi è diretto dai soliti volti noti della politica locale, compresi esponenti abituati a cambiare partiti come autobus, con la copertura di una portavoce che di fatto svolge funzioni di segreteria amministrativa del gruppo di comando, preoccupata più di assecondare le esigenze del sindaco, eletto dagli elettori della coalizione avversaria, che di rappresentare i propri iscritti.

                      Sono stati mesi di umiliazioni e di frustrazioni, non tanto nei miei confronti (la cosa mi interessa poco), ma soprattutto verso i nuovi arrivati nel PD, intendo quelli senza precedenti esperienze politiche, carichi di speranza e entusiasmo.

                      La ragione decisiva che mi ha portato a rassegnare le dimissioni da fondatore del PD, è stata la completa indifferenza degli organi dirigenti centrali (provincia e regione in primo luogo), più volte sollecitati ad intervenire.

                      Non si chiedeva di stabilire i torti e le ragioni, ma di garantire un regolare confronto democratico come previsto dal nostro statuto e sancito dal manifesto dei valori.

                      La frustrazione è più forte poi quando i dirigenti degli altri partiti (FI – AN – LEGA) intervengono, e pesantemente, sull’anomalia segratese, e i nostri semplicemente tacciono, silenzio e basta.

                      Mi sono iscritto alla FGCI nel 1973, ne sono stato segretario alla fine degli anni 70, anni di terrorismo e disagio giovanile; poi iscritto al PCI PDS DS, segretario dal 1989 al 1995, gli anni della Bolognina e di tangentopoli, che a Segrate è stata particolarmente pesante.

                      Non intendo rivendicare nulla, dico solo che le mia decisione non è frutto di facili ed effimere illusioni, non dico come molti militanti “ne abbiamo viste tante, abbiamo superato tante emergenze, supereremo anche questa”.

                      No, qui non è un problema di dissenso politico, di opinioni diverse, è un problema di dignità e soprattutto di democrazia.

                      Quando queste condizioni saranno ripristinate il mio contributo e le mie capacità non mancheranno.

                      Cordiali saluti

Firma Omissis........................

10 Luglio 2008


Risposta di Penati a una EMAIL di un cittadino 

sono a conoscenza delle perplessità che il progetto del nuovo centro commerciale di Segrate ha sollevato nei residenti. A questo proposito vorrei ricordare che erano state presentate tre domande di insediamenti commerciali approvate durante una Conferenza dei Servizi dal Comune di Segrate e dalla Regione Lombardia. L’Amministrazione provinciale che presiedo è stata coinvolta nell’ultima Conferenza del 2005 e in quella occasione aveva dato parere negativo, rimanendo invece a disposizione per un accordo di programma tra gli attori interessati. Tale accordo prevede la costruzione di un solo insediamento commerciale al posto dei tre richiesti e vincola l’intervento alla realizzazione di importanti lavori stradali per garantire che l’accesso al centro commerciale senza compromettere la viabilità della zona. Recentemente la Regione Lombardia ha avviato la procedura per firmare questo accordo in cui la Provincia partecipa attivamente e controlla che tutti gli interventi relativi al nuovo centro siano portati a termine.
La Provincia si è mossa con l’obiettivo di trovare soluzioni efficaci volte a migliorare e non a peggiorare il sistema stradale anche in relazione alle esigenze di raggiungere l’aeroporto di Linate e tutto il complesso dell’Idroscalo.
E’ proprio accogliendo le preoccupazioni riguardo all’impatto ambientale da parte di tutti quei cittadini che hanno scelto di abitare in questa zona per sfuggire al caos milanese, che la Provincia si sta muovendo nell’ambito dell’accordo perché vengano definite assieme ai comuni vicini delle proposte per garantire il miglior inserimento ambientale e paesaggistico della struttura che dovrà sorgere sull’ex area IBM. Un’area peraltro già edificata ed esterna al Parco Sud. Le proposte urbanistico-ambientali quindi dovranno prestare particolare attenzione nel proteggere i quartiere residenziali più vicini all’area di intervento.
Le procedure richieste dalla Provincia di Milano garantiranno inoltre a tutti gli enti e a tutti i soggetti interessati di essere coinvolti e di partecipare a tutti i passaggi di valutazione e decisione che riguardano quest’opera.

Cordialmente
Filippo Penati

venerdì 9 settembre 2011

L'INGEGNER MOLINA, UNO SCONOSCIUTO ASSUNTO A SEGRATE A TEMPO DETERMINATO 24 ORE SU 24 ?

SOLTANTO BISNES!! 
CHE NOVITA', A NOI GRUGNOLA E MOLINA DICEVANO   CHE ERA DI PUBBLICA UTILITA'

Certo che come consulente e progettista non si  può negare che l'ingegner Molina non fosse  veramente dedito al lavoro offertogli, quello di progettare e seguire l'iter d'approvazione del suo progetto con una dedizione che ai più sembrava quasi assillo.

Non ho mai visto nessun architetto che oltre al progetto segue assiduamente ogni più piccola assemblea pubblica, in Circoscrizione o in Consiglio, con tutti i suoi collaboratori e non , tra cui mi sembra di ricirdare Crugnola, soffermandosi più volte fino a notte fonda, a parlre con me e con altri, per convingerci della bonta del suo progetto e a rinunciare alla strenua ma convinta opposizione che mettavamo in campo....Cavoli erano cosi presenti che  sebrava che li avessimo  assunto noi.
Non sapevo che Percassi avesse affidato il proggetto e il suo iter da 1 miliardo di euro, ad un perfetto quasi sconosciuto, anzi in quel periodo ad un mio assiduo interlecutore.
Certo una grande società non puo sempre conoscere tutti i collaboratori e consulenti a cui affida incarichgi sporadici, l'importante per essa è il raggiungimento del risultrato e il raggiungimento dell'obbiettivo e quello è stato raggiunto.
A questo obbiettivo hanno lavorato in molti e non solo Molina e Grugnola ( che mi pare, ma forse sbaglio, non lavorasse per il primo) la presenza era molto folta e ben organizzata, daltronde gli obbiettivi erano non di poco conto e il rispetto dell'incarico di consulenza grazie alla nostra opposizione, era alquanto tormentato ed lastricato di ostacoli.
Non vi era da convincere Alessandrini, Zanoli e Schieppati, ma vi era da convincere quella parte della maggioranza che nutriva dubbi e chiedeva approfondimenti, una parte dell'opposizione che fino all'ultimo si metteva di traverso, i cittadini che organizzati in comitati mettevano in campo ogni sforzo, che organizzavano assemblee pubbliche, che si  recavano in Provincia due volte, che manifestavano massicciamente ad ogni consiglio comunal, ma  sopra tutto bisognava a tutti i costi evitatre quel fatidico referendum da tutti promesso, onde evitare di correre lo stesso rischio corso dal Committente  in america, LA BOCCIATURA.

Certo la consulenza è strata affidata a uno dei migliori studi di progettazione, ad uno studio che aveva a disposizione moltissimi collaboratori, ognuno con un obbiettivo ed incarico preciso, molti moltissimi collaboratori, alcuni  sempre presenti fino a tarda ora.
Addirittura quel terribile 19 marzo quando per entrare in consiglio bisognava dichiarare se si era favorevoli o contrari, dove qual'cuno è stato addirittura perquisito, i posti occupati da Parenti, ospiti, consulenti e collaboratori non bastavano.
Con la sala degli ospiti gremita da fino allo stremo dal tipico dialetto bergamasco, furono costretti a riservargli degli spazi anche negli spalti riservati al pubblico, fra l'altro gia gremiti ancor prima dell'apertura da dipendenti pubblici e subito dopo dal predominante dialetto bergamasco di muratori ed ultras, forse convinti di assistere ad una partita,
  I vigili a noi pochi intimi locali che eravamo riusciti ad entrare ci convogliarono in settori diversi, decisi in base alla domanda fatidica COME LA PENSI?

Ma Questa è storia e la mia memoria come quella di altre migliaia di oppositori è piena , quello che mi entusiasma  è la grande capacità del Dott. Percassi nello scegliere sulla carta i migliori collaboratori sul mercato, ma più di altro mi entusiasma la dedizione dell'Ingegner Molina e dei suoi "collaboratori", che non si sono chiusi in un ufficio a lavorare sul tecnigrafo, ma hanno seguito il compito assegnatogli e il progetto creato come se fosse loro
Questa si che è dedizione al lavoro, è cosi che pur rimanendo sconosciuti si diventa grandi

Procopio Gregorio Andrea

"L'Idroscalo Center? Soltanto business"

Percassi difende il progetto

Il costruttore prende le distanze dai professionisti coinvolti nell’inchiesta ex Falck: "Non so nemmeno che faccia abbia Molina"

Il costruttore Antonio Percassi
Segrate, 7 settembre 2011 - Calmo, secco, perentorio. Antonio Percassi, patron dell’omonimo Gruppo, difende il buon nome della sua azienda, tirata in ballo (indirettamente) da Piero Di Caterina nell’inchiesta sulle presunte tangenti delle aree ex Falck di Sesto. E nel mezzo di quel sistema che sembra allargarsi a macchia d’olio, almeno secondo il grande accusatore di Filippo Penati, all’hinterland.Di Caterina ha parlato di Michele Molina, l’ingegnere che per un certo periodo è stato consulente del Gruppo Percassi, proprio sul progetto del maxi centro commerciale che sorgerà entro il 2015 sull’ex Dogana di Segrate. «Non so nemmeno che faccia abbia Molina», dice il presidente dell’Atalanta. Di Caterina ha riferito agli inquirenti che il professionista avrebbe avuto «rapporti economici opachi e anomali» con Renato Sarno (consulente Serravalle vicino a Penati) in relazione all’iter del centro commerciale.
Informazioni dunque non dirette ma passate di bocca in bocca e infine riportate nei verbali dei pm di Monza, titolari della nuova tangentopoli che sembra dilagare, Walter Mapelli e Franca Macchia. Ma è tutto da riscontrare. Intanto Percassi non ci sta e prende le distanze dagli attori della vicenda. «Molina? Un collaboratore come tanti altri. Ha un’impresa a sua volta, e come spesso accade nel nostro ambiente, ha lavorato con noi per un periodo. Si è occupato della progettazione dell’Idroscalo Center». Per non parlare di Sarno, «di cui non ho mai avuto il piacere di fare la conoscenza», precisa Percassi.
Il magnate del mattone parla con entusiasmo del suo progetto a Segrate. «Porterà 5mila posti di lavoro sul territorio e la viabilità speciale, cioè le opere di raccordo della Brebemi, che finanziamo direttamente». Costo del giochetto: 85 milioni di euro, a fronte di un affare complessivo che vale un miliardo fra centro commerciale e quello che si porterà dietro. Un polo della moda di alto livello, meglio del lusso, con alcune delle griffe più importanti del «Made in Italy». Cinquecento negozi , una o più multisala - l’ipotesi progettuale è ancora in lavorazione - un albergo a cinque stelle, un centro dedicato alla famiglia e una cosiddetta struttura di edutainment (educazione legata al divertimento).
Il tutto su una superficie di 280mila metri quadri (lo shopping center sarà di 170mila metri), più 460mila di parcheggi sulla vecchia area daziaria, abbandonata da anni. «La recupereremo con un intervento dalle caratteristiche architettoniche di assoluta qualità ed eccellenza, realizzato con le più avanzate tecnologie di sviluppo sostenibile», precisa Percassi. L’iter urbanistico sotto la lente di ingrandimento della Procura brianzola è cominciato nel 2002 e si è concluso nel 2009 con la firma di un Accordo di Programma che ha coinvolto Regione, Provincia e Comune e altri enti.
«Fra le ricadute - aggiunge l’imprenditore bergamasco - oltre al recupero di un’area dismessa di 600mila metri (che Percassi ha acquistato dal demanio per 110 milioni), vale la pena di ricordare quella occupazionale: 5mila nuovi posti e altrettanti operai al lavoro per la costruzione». I lavori cominceranno nel 2012 e si concluderanno in tempo per Expo.
di Barbara Calderola

mercoledì 7 settembre 2011

PURO REVISIONISMO STORICO O SI SALVI CHI PUO'?

 
 IL PD SEGRASTESE ALLORA NON SI CONFRONTO E NON RISPOSE
QUELLO DEL NUOVO VENTO CHIARIRA'?


Leggiamo con estremo interesse le dichiarazioni e la ricostruzione storica dei fatti e degli eventi di Schieppati, una ricostruzione sommaria e certo da noi assolutamente non condivisibile. ma vi è una novità nelle sue dichiarazioni a cui stentiamo a credere, quando afferma che il Pd segratese (quello Attuale), sostiene ancora come allora, la costruzione cosi com'è del centro commerciale.
La Costruzione con tutti quei miglioramenti infrastrutturali e funzionali cosi ben esposti nel PGT segratese in fase di approvazione, nelle richieste espresse dal costruttore Percassi prima delle elezioni e rinviate nelle scelte al dopo dal Sindaco Alessandrini, nel Masterplan (MASTERPLAN- PGT Percassi ringrazia)  ) fatto dall'università su richiesta di organismi pubblici e privati, a  cui il pgt  sembra integralmente ispirato.

Siamo daccordo ,sarà la storia e la magistratura a stabilire come dice Sachieppati, se qualcuno a "sbagliato" scelte politiche e strategiche e non, ma certo non è corretta l'affermazione che il Pd segratese fosse allineato e coeso nella scelta di sostenere il famigerato "mostro", che tutto fu frutto di un accordo sottoscritto fra il Pdl locale e il Pd, anche perchè quell'accordo non fu mai reso pubblico e molti del direttivo del Pd non lo condivisero o addirittura non lo videro mai.
Certo non è neanche condivisibile l'ipotesi prospettata, che il centro commerciasle fosse il frutto esclusivo di un accordo e della politica segratese, era estremamente evidente che molto più in alto erano i veri artefici del progetto e non necessariamente ed escusivamente interni al PD anzi.

A Segrate in particolare il ruolo del Pd, per quanto importante e fondamentale all'approvazione, fu estremamente da comprimario ed al servizio dei fautori dell'obbiettivo, non certo la forza trainante per il raggiungimento dell'obbiettivo stesso, non dimentichiamo che il Pd era all'opposizione e le scelte sul territorio, i progetti le decisioni e gli indirizzi li dettava e suggeriva  la maggiornaza PDL,  anche qui solo una parte di essa, gli altri erano o sembravano solo i comprimari alzatori di ditino a comando.

A differenza del PDL segratese, che ebbe un ruolo di primo ordine sia nelle scelte, sia nell'indirizzo e nell'iter , a  tutti noi sembro che a Segrate il PD (almeno una sua parte), fu solo lo zerbino, esecutore di interessi e scelte decise altrove ( nel PDL), che tante lacerazioni, rotture e sconfitte fu costretto ad accettare e mettere in preventivo, pur di arrivare all'approvazione del progetto.

Ma  tutta questa dietrologia e ricostruzione storica è solo frutto di impressioni, visioni  e storie vissute diversamente che si contrapposero aspramente come la nostra e quella di schieppati , ad accertare la verità dei fatti e a scrivere la storia ci penserà il tempo o speriamo di no, la maggistratura.

Quello che ci contrappose asparamente a Schieppati e sopratutto all'Amministrazione, oltre che il percorso e i fatti a volte "gravi" intercorsi, fù la scelta, quella scelta che giusatamente Schieppati rivendica essendo stato il comprimario e "servo"dell'Amministrazione nel portarla avanti
Quella scelta che ancora lui,  a nome del PD segratese, dice di sostenere ed approvare oggi in toto, ovvero  cosi com'è  nel PGT.
Neanche noi vogliamo tornare al passato,  essendo stati fra i più grandi critici e fustigatori delle scelte di quella parte del PD e dell'Amministrazione, saremmo certamente faziosi al pari di  come riteniamo la ricostruzione di Sacieppati, Faziosa.

La domanda che ci poniamo e che poniamo al gruppo dirigente del pd segratese attuale è, se veramente sostengono la costruzione del centro commerciale e opere " correlate",  cosi come ben espressi nel pgt in fase di approvazione,  che a nostro avviso e come ben spiegato nel masterplan, attorno al centro commerciasle  e con esso al centro e stato costruito e si sta  approvando.
Attendiamo cradita e cortese risposta
Procopio Gregorio Andrea


Dal Giorno Martesana  SCHIETTATI -nessun_inciucio

"Nessun inciucio Pd fece il bene della città" L'ingresso in Giunta a Segrate nel 2008

Il Pd Augusto Schieppati: "Grazie a noi approvate tante opere. Non solo il megastore e non ho mai avuto la sensazione che intorno all'iter urbanistico girassero bustarelle"

Augusto Schieppati, Pd di Segrate
Segrate, 7 settembre 2011 - «Tutto a posto, tutto regolare. Il centro commerciale, così come verrà realizzato, ci trova d’accordo». Augusto Schieppati, Pd di ferro, all’epoca dell’approvazione era segretario cittadino del partito a Segrate. Benedisse insomma l’ingresso tecnico del centrosinistra nella giunta di centrodestra. Ma non parlategli di papocchio. «Non entrammo per approvare solo quel progetto - ricorda -: per capire bisogna tornare ai fatti del 2007. Era gennaio c’erano problemi in maggioranza. Problemi seri. Il gruppo di Franco Iapicca teneva in scacco la giunta, noi e il consigliere dei Verdi Biagio Latino ricevemmo minacce in consiglio. Il sindaco (Adriano Alessandrini) chiese aiuto a tutte le forze politiche cittadine per andare avanti. Un anno dopo firmammo un accordo programmatico, un pacchetto di progetti da approvare fra cui le abitazioni della Boffalora, per citare un esempio, la convenzione con il privato da rispettare e il centro commerciale».
Ma anche su questo c’è da chiarire. «Inizialmente - aggiunge Schieppati - doveva sorgere a San Felice, e noi ci opponevamo a questa soluzione. Il Pd presentò un ordine del giorno, in cui si chiedeva di situarlo nell’area dell’ex Dogana (come poi è avvenuto ndr), la viabilità speciale (opere di raccordo con la Brebemi per cui il pubblioc non avrebbe più avuto i soldi ndr) e il declassamento della Cassanese a strada urbana nei tratti in cui entra in città». Su questi paletti si creò «una maggioranza trasversale», ricorda l’ex segretario. E da qui quello che viene chiamato incucio sospetto dalla Procura di Monza che indaga su un presunto giro di tangenti nell’hinterland fra Sesto e Segrate. «Rispettiamo profondamente il lavoro dei magistrati - ancora Schieppati -, non ho mai avuto sentore di bustarelle che girassero attorno a questo progetto. Se poi ci sono stati comportamenti personali sbagliati, vedremo. Ma per saperlo dobbiamo aspettare l’esito delle indagini. Il sindaco non è indagato, né altri. Personalmente sono garantista. L’interesse pubblico legato all’Idroscalo Center è evidentissimo».

Diverso il discorso sull’altro filone che ha portato Segrate all’attenzione degli inquirenti: Piero Di Caterina, grande accusatore di Filippo Penati, ha dichiarato di aver pagato tangenti ad Alessandrini. Il sindaco ha annunciato querela e bollato il tutto come «una vendetta postuma» per avere perso la gestione dei bus. La Caronte, società di Di Caterina, dopo una gara d’appalto ha dovuto cedere ad Atm. «C’è stata una gara, credo che Alessandrini sia pronto a consegnare il faldone della vicenda», conclude Schieppati.
di Barbara Calderola

lunedì 13 giugno 2011

GRAZIE. NUCLEARE, ACQUA, LEGITTIMO IMPEDIMENTO,

GRAZIE Abbiamo vinto. Nucleare addio!

Nucleare adios! Niente centrali, niente scorie, niente radiazioni. Ma soprattutto un futuro fatto di energie rinnovabili ed efficienza energetica. Ecco cosa vogliono dire gli oltre 28 milioni di ‘Sì’ piovuti nelle urne a dispetto della disinformazione, degli appelli all’astensione, del boicottaggio dei quesiti. Oggi ha vinto un paese stufo di guardare al passato, insofferente dell’affarismo sulle proprie spalle. Hanno vinto i cittadini che hanno sudato per superare gli ostacoli che un potere arrogante ha piazzato lungo la strada della democrazia. Una bella prova per l’Italia. Grazie a tutti.

GRAZIE il popolo dell’acqua ha vinto

GRAZIE

Un sentito grazie ai 28 milioni di Italiani

che hanno creduto nel valore della partecipazione


Dopo il successo raggiunto a livello di quorum e di partecipazione dei cittadini italiani a sostegno dei due quesiti referendari sull’acqua proposti dal Comitato Promotore nazionale, il Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull’acqua, che è stato tra i soggetti più attivi e che fa parte dei 42 promotori dei quesiti, desidera ringraziare i Comitati territoriali aderenti al Contratto Mondiale nelle principali Regioni italiane (Lombardia, Liguria, Toscana, Puglia, Campania, Sicilia)  che in questi mesi si sono prodigati  per favorire la più ampia mobilitazione.
Un sentito ringraziamento  va soprattutto alle centinaia di comitati ed a quei cittadini che in ogni parte d’Italia hanno sostenuto la campagna referendaria e le iniziative del Comitato referendario “2 Si per l’acqua bene comune”.
“Il 57% di affluenza e oltre il 90% dei consensi a sostegno dei quesiti referendari ha confermato che la proposta lanciata 10 anni fa dal Contratto Mondiale con il Manifesto italiano dell’acqua (per ottenere il riconoscimento dell’acqua come diritto umano universale e come bene comune, patrimonio dell’umanità), era una sfida vincente e condivisibile anche in Italia, come ha dimostrato il consenso con cui gli italiani  hanno sostenuto la visione cultura e politica dell’acqua proposta dai due quesiti referendari”, dichiara Rosario Lembo a nome del Comitato Italiano.
“Il successo referendario obbliga ora la classe politica italiana ed il Parlamento ad inserire tra le priorità  dell’agenda politica nazionale, la definizione di una nuova politica dei servizi pubblici locali ed in particolare dell’acqua come bene comune primario, come diritto umano, da garantire a tutti i cittadini”.
La richiesta che il Comitato italiano rivolge al Governo ed al Parlamento, se vuole rispettare la volontà e l’indirizzo politico  emerso dal risultati referendari, è anche quella di annullare o di prorogare la scadenza del 31 dicembre 2011 prevista dal Decreto Calderoli che, dichiarando decadute le Autorità d’Ambito territoriale, sottrae alla sovranità dei Comuni la possibilità di  beneficiare della facoltà di scelta reintrodotta dalla abrogazione del Decreto Ronchi, intervenuta con il successo del primo quesito referendario.

Ai comitati territoriali ed ai comitati dell’acqua che sono stati la struttura portante di questo successo referendario, nel ringraziare per lo spirito per il contributo dato, come Comitato italiano desideriamo ricordare  che la vittoria referendaria è solo il primo passo verso la ripubblicizzazione dell’acqua come servizi privo di rilevanza economica; occorre infatti continuare a monitorare le specifiche situazione locali e sopratutto i comportamenti delle Regioni che entro il 31 dicembre 2011 saranno chiamate a mettere mano alla riorganizzazione dei servizi idrici. Diverse sono le situazioni che necessitano di attenzione, in primisla Lombardiama anche la stessa Puglia.

Il Comitato italiano per il Contratto  Mondiale sull’acqua, assieme all’intero movimento dell’acqua, è pronto ad affrontare questa nuova sfida politica , al fianco  dei Comitati territoriali a difesa della gestione pubblica dell’acqua.



 GRAZIE PERCHE' LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI

giovedì 2 giugno 2011

LA LEZIONE DELLE AMMINISTRATIVE INUTILE PER UNA CERTA SINISTRA

CAVALCANDO LA TIGRE DEI REFERENDUM


Premettendo che difenderemo sempre, il diritto di ognuno di pensarla diversamente e di cambiare idea, non possiamo che essere felici di alcuni ravvedimenti e di un rinnovato loro impegno sui quesiti referendari, che andremo a sostenere il 12 e 13 giugno.

Nonostante questo, lasciano alquanto perplessi e dubbiosi il nuovo atteggiamento di alcuni partiti, che solo ora si ergono a strenui difensori della campagna referendaria, ora che forse hanno visto il vento cambiare e la vela gonfiarsi, non vuole perdere il cavallo del sentire comune.

Viene il dubbio che più che per reale convinzione sia un ravvedimento di convenienza, non si capirebbe altrimenti la loro assoluta assenza fino a ieri e nella raccolta delle firme, non si capirebbe il loro cambio di strategia, di pensiero e d’impegno sui quesiti proposti.

Come dimenticare che solo qualche anno fa il PD, ber bocca del suo Segretario, considerava il ritorno al nucleare, un argomento su cui riflettere senza avere un approccio ideologico.
Dove loro esponenti di spicco come il Senatore Veronesi o il Vice Segretario Letta considerano l’abbandono del nucleare sancito da un precedente referendum (1987) un gravissimo errore.
Per l’acqua il discorso non cambia, fu Dalema il primo a tentare la privatizzazione dell’acquedotto pugliese, fu un governo di centro sinistra, a scegliere di affossare la mobilità sostenibile approvando TEM, BreBeMi, Pedemontana e TAV.

E allora a noi ambientalisti convinti da sempre e sostenitori dei referendum della prima ora, non resta che gioire per il cambio repentino di pensiero del PD, quello che però non sopportiamo e vedere il PD e altri, ergersi a primi paladini della campagna referendaria che li ha visti fino a ieri colpevoli assenti.

Vederli salire per pura convenienza elettorale e politica, a cavallo del vento cambiato, senza che il vento abbia ancora avuto modo di spazzare via sia a destra che a sinistra, quella vecchia e inamovibile vecchia nomenclatura trasformista e buona per ogni evenienza.

lunedì 30 maggio 2011

ACQUA SANTA.....ACQUA BENEDETTA DAL SIGNORE

NON RICORDO CHE GIORNO FU CREATA....
RICORDO PERO'.....
CHE FU CREATA PER TUTTI
 
 

mercoledì 25 maggio 2011

TUTTE LE BALLE CHE CI RACCONTANO SUL NUCLEARE

TUTTA LA VERITA' SUL FABBISOGNO ENERGETICO NAZIONALE
 CI VOGLIONO FAR CREDERE CHE SERVE, MA SONO BALLE AFFARISTICHE  
VOTA SI A TUTTI I REFERENDUM

Dalle centrali atomiche francesi l'Italia importa solo l'uno per cento dell'elettricità totale che consuma

“Che senso ha continuare a snobbare il nucleare? Alla fine lo importiamo dalla Francia, tanto vale portarcelo in casa”. Lo sentiamo ripetere come un mantra ogni volta che si tocca la questione dell’atomo. Ma è veramente così? E se lo è, quanto pesa effettivamente l’energia atomica francese sul totale del nostro fabbisogno energetico? Per capirlo basta armarsi di pazienza e fare due calcoli. Partiamo dal “fabbisogno nazionale lordo” e cioè dalla richiesta totale di energia elettrica in Italia. Nel 2009, secondo i dati pubblicati da Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, è stato pari a circa 317.602 Gwh (Gigawatt/ora all’anno). Di questi, circa 278.880 Gwh (87,81%) sono stati prodotti internamente, in buona parte da centrali termoelettriche (77,4% delle produzione nazionale) che funzionano principalmente a gas (65,1% del totale termoelettrico), carbone (17,6%) e derivati petroliferi (7,1%): combustibili fossili, in larga parte importati. Il gas, che è la fonte più rilevante nel mix energetico italiano, arriva per il 90% dall’estero, soprattutto da Algeria (34,44% del totale importato), Russia (29,85%) e Libia (12,49%). La parte di fabbisogno non coperta dalla produzione nazionale viene importata, tramite elettrodotti, dai paesi confinanti.

In tutto, nel 2009, sempre secondo i dati di Terna, abbiamo acquistato dall’estero circa 44.000 Gwh di energia, al netto dei 2.100 circa che abbiamo esportato. 10.701 Gwh ce li ha ceduti la Francia, 24.473 la Svizzera e 6.712 la Slovenia. Tre paesi ai nostri confini che producono elettricità anche con centrali nucleari. In base ai dati pubblicati dalla Iaea (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), la Francia produce il 75,17% dell’elettricità con il nucleare, la Svizzera il 39,50% e la Slovenia circa il 38%. In termini di Gwh questo significa che importiamo circa 8.000 Gwh di energia elettrica prodotta dalle centrali nucleari francesi, 9.700 Gwh dalle centrali svizzere e 2.550 Gwh dall’unica centrale slovena. Quanto pesa quindi il nucleare estero sul fabbisogno italiano? Il conto è presto fatto. Basta dividere i Gwh nucleari importati mettendo a denominatore il fabbisogno nazionale lordo. Si scopre così che solo il 2,5% del fabbisogno nazionale è coperto dal nucleare francese, il 3,05% dal nucleare svizzero e lo 0,8% da quello sloveno.

In realtà, se si considera il mix medio energetico nazionale calcolato dal Gestore servizi energetici (GSE) in collaborazione con Terna, la percentuale di energia nucleare effettivamente utilizzata in Italia è pari ad appena l’1,5% del totale. Se si scompone il dato, si scopre che il nucleare francese pesa per circa lo 0,6% sul mix energetico nazionale. Ma c’è un’altro dato da considerare. Consultando i dati pubblicati da Terna si scopre infatti che l’Italia dal punto di vista energetico è tecnicamente autosufficiente. Le nostre centrali (termoelettriche, idroelettriche, solari, eoliche, geotermiche) sono in grado di sviluppare una potenza totale di 101,45 GW, contro una richiesta massima storica di circa 56,8 GW (picco dell’estate 2007). Perché allora importiamo energia dall’estero? Perché conviene. Soprattutto di notte, quando l’elettricità prodotta dalle centrali nucleari, che strutturalmente non riescono a modulare la potenza prodotta, costa molto meno, perché l’offerta (che più o meno rimane costante) supera la domanda (che di notte scende). E quindi in Italia le centrali meno efficienti vengono spente di notte proprio perché diventa più conveniente comprare elettricità dall’estero.

“E se dovesse succedere un incidente in una delle centrali dei paesi confinanti?”. Beh, non ci sarebbe da rallegrarsi, ma ancora una volta i dati possono esserci (un po’) di conforto. Le tre centrali nucleari più vicine all’Italia sono in Francia a Creys-Malville (regione dell’Isère), in Svizzera a Mühleberg (vicino a Berna) e in Slovenia a Krško, verso il confine con la Croazia. Creys-Malville è a circa 100 Km in linea d’aria dalla Valle d’Aosta, a 250 Km da Torino e a 350 Km da Milano. Mühleberg dista circa 100 Km dal confine piemontese e 220 Km da Milano. Krško è a 140 Km da Trieste. Ammesso che si possa usare come riferimento il disastro di Černobyl‘, in caso di incidente sembra che la più alta esposizione alle radiazioni si verifichi nel raggio di 30-35 chilometri dal reattore. Quindi nelle nostre valli alpine e nelle grandi città del nord si possono dormire ancora sonni abbastanza tranquilli rispetto all’eventualità che si costruisca un reattore dentro i confini nazionali.